BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA E POLITICA/ Le tasse che mettono l’Europa "al bivio"

Pubblicazione:mercoledì 10 giugno 2015

Infophoto Infophoto

Alla riunione dei capi di Stato e di governo del 25 e 26 giugno prossimo sarà presentata una bozza di riforma europea in due tempi, fino al 2017 e dal 2017 al 2019. La prima fase sarà basata su maggiori controlli sulle riforme e sui conti pubblici dei Paesi aderenti, nonché sul rafforzamento della moneta unica. Mentre dal 2017 si procederà con la creazione di meccanismi di solidarietà per il superamento degli squilibri economici tra i singoli Paesi e con la creazione di un Fondo Monetario Europeo. La bozza di riforma è frutto del lavoro del presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, del governatore della Bce, Mario Draghi, nonché dei capi dell’Eurogruppo, Jeroem Dijsselbloem, e del Consiglio Ue, Donald Tusk. Abbiamo chiesto un commento a Mario Deaglio, professore di Economia internazionale all’Università degli Studi di Torino.

 

Quella proposta dai quattro presidenti è una riforma che può portare l’Europa alla crescita?

Di certo è un ricostituente anche se da solo non basta. Se mi chiede se è in grado da sola di portare l’Europa alla crescita, sarei per un mezzo no. Se invece mi domanda se è un aiuto alla crescita che viene favorita in tanti altri modi diversi, sarei per un mezzo sì.

 

E’ comunque una bozza che va nella direzione giusta?

Sostanzialmente sì, anche se bisogna vedere se poi sarà efficace nei tempi e nei modi. Gli Stati Uniti hanno iniziato a funzionare come federazione dopo la riforma fiscale di Alexander Hamilton, segretario al Tesoro dal 1789 al 1795. Quest’ultimo stabilì due livelli di tassazione, uno per l’Unione e uno per i singoli Stati. Ancora oggi l’equivalente dell’Irpef va a Washington, quello dell’Iva invece agli Stati. Questo aspetto nella bozza di riforma Ue è presente vagamente ma non è esplicitato con chiarezza. Si dice che l’Unione deve avere un proprio bilancio, e quindi delle proprie entrate, ma non si va più in là.

 

L’anello mancante è l’unione fiscale, bloccata per l’opposizione della Germania?

Questo è uno dei problemi, e l’opposizione non viene solo dalla Germania ma da parte di tutti i governi nazionali che non vogliono vedersi portare via una fetta importante di entrate. L’unione fiscale ridurrebbe infatti i governi nazionali in governi regionali.

 

L’unione fiscale sarebbe un passo avanti positivo?


  PAG. SUCC. >

COMMENTI
10/06/2015 - A proposito di jean-claude....... (Pietro Sita)

Dove è finito il famoso grande piano di sviluppo europeo...si...quello di oltre trecento miliardoni di euroni......che però erano solo 21 miliardini di eurini ma con i miracoli della finanza, grazie alla pozione magica della leva, si moltiplicavano per quindici volte? Puff.. svanito? Il G7 ha mostrato un gruppo di bugiardi che si raccontano frottole, fanno finta di crederci sperando che milioni di cittadini coglioni a loro volta ci credano. Per rinunciare alla nostra sovranità dovremmo essere pazzi oppure essere in mano ad uno smargiasso che ci vende per un pugno di lenticchie. Obama è meglio che cominci a pensare ai casini che la politica amerikana ha prodotto nel mondo. In Afganistan i casini li hanno prodotti loro: mandino i loro soldati non i nostri!! Le sanzioni contro la Russia non centrano con l'Ukraina: i neo-con vogliono una Russia che sia finanziariamente dipendente dai banksters di Wall Street. La merkell che inizialmente era contraria alle sanzioni misteriosamente ne è diventata una paladina: personalmente il cambio di rotta lo collego alle intercettazioni della NSA che tenevano sotto controllo il suo cellulare (che begli alleati che sono gli amerikani). Ritengo che la cancelliera sia sotto ricatto come gli altri politicanti europei. La notizia che fa schiattare gli amerikani è che la Gazprom vende alla Cina gas e petrolio senza usare il dollaro: la Russia sta facendo quello che non era riuscito a fare Saddam Hussein, Gheddafi e Iran. Grande PUTIN!!!