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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ I numeri della Cina fanno "tremare" i mercati

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Ma non basta, perché la dimostrazione che stiamo parlando veramente di una delle bolle speculative più grandi mai esistite ce la offre il primo grafico a fondo pagina, il quale ci mostra l'incredibile rally vissuto dallo scorso 13 febbraio adoggi della Jicheng Umbrella Holdings Limited alla Borsa di Hong Kong, un sobrio +2.700%! Direte voi, come minimo è un'industria farmaceutica che ha scoperto un farmaco anti-tumorale miracoloso. No, è una ditta che produce ombrelli in plastica colorati! E questa non sarebbe una bolla? Ma attenzione, perché al netto di questa follia (per tamponare in qualche modo la quale la Pboc dovrà per forza dar vita a una forma di Qe), è un altro il segnale dalla Cina di fondamentale importanza arrivato ieri e plasticamente mostrato nel secondo e terzo grafico. Il bilancio commerciale cinese è salito ancora, quasi a un dato record, a seguito del collasso dell'import e del dato quasi in linea dell'export, il quale è calato del 2,5% anno su anno, mentre le importazioni si sono schiantate del 18,1% anno su anno (quinto calo di fila): qual è il segreto nascosto dentro questo dato? Semplice, la Cina non importa più petrolio perché a quanto pare ha terminato il suo programma di re-stocking delle riserve strategiche, in atto durante l'ultimo anno grazie al crollo del costo del petrolio a livello globale e ai prezzi di favore garantitigli dall'Arabia Saudita nel commercio bilaterale. 

Ma se una gran parte del calo nell'import è relativa al prezzo, è l'entità del collasso nel volume che preoccupa davvero: si tratta del maggior calo annualizzato dal 2013 e del peggior a livello mensile dal 2010. Ora, ragionate: se l'Opec nella riunione di venerdì scorso a Vienna ha deciso di mantenere inalterata la produzione del greggio a 30 milioni di barili al giorno e questo dato ci dice che la Cina non sarà più primario player di mercato negli acquisti, visto che ha riempito le sue riserve strategiche, perché il prezzo del petrolio non è crollato per eccesso di offerta, ma anzi ieri salivano di oltre il 2% sia il Wti che il Brent? La riposta degli economisti è che con l'arrivo dell'estate si usa di più la macchina perché si va via nel weekend e poi ci si muove per le ferie, soprattutto negli Usa e in Europa. Insomma, domanda stagionale. 

Vi sembra credibile, al netto della sovra-offerta che stiamo per affrontare, con i produttori shale Usa massacrati a livelli finanziario e occupazionale, ma comunque ancora vicini al massimo della produzione? Solo per la Cina parliamo di un -11% di importazioni di petrolio nel mese di maggio a livello annualizzato: e quando arriverà settembre e la stagione estiva volgerà al termine, cosa dobbiamo aspettarci? Pensateci bene, settembre è il mese in cui tutti temono l'aumento dei tassi della Fed: uniteci uno scossone ulteriore sul prezzo del petrolio e magari un riacutizzarsi dell'instabilità politica in Medio Oriente. Non è il mix perfetto affinché gli Usa possano lastricare la strada per il loro Qe4? 

Il problema è capire a che punto sarà il prossimo settembre la bolla azionaria cinese, perché il rischio "taper" di un aumento dei tassi Usa manderà scossoni pesantissimi non solo in Asia, ma in tutti i Paesi emergenti, quindi Cina e Russia compresi. Di più, i titoli azionari dei mercati emergenti ieri sono scesi per il dodicesimo giorni di fila, la stringa di calo più lunga dal 1990, mentre l'indice Msci Emerging Markets ha portato il suo livello di perdite al 6,5% dallo scorso 22 maggio, dopo essere cresciuto dell'1,5% quest'anno e con un trade che si basa su un multiplo di utile per azione a 12 mesi di 11.8x. Non vi pare che siamo dentro in pieno a un - per ora pacifico - war game in piena regola? E che, cosa più importante, il prezzo del petrolio sia platealmente manipolato e non risponda più a logiche di domanda/offerta ma solo a esigenze geopolitiche? 

Chissà se l'Fbi, tanto solerte nel perseguire la corruzione della Fifa e a mettere nel mirino i prossimi mondiali in Russia (guarda caso) e Qatar, troverà il tempo di fare un giretto al Nymex e al Cme per vedere come funzione il mercato dei futures petroliferi da qualche mese? Chissà. 


 

 

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