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DALLA GRECIA/ Il "rilancio" di Atene che può evitare il default

Pubblicazione:venerdì 12 giugno 2015

Tsipras e Juncker (Infophoto) Tsipras e Juncker (Infophoto)

Il giovane Alexis Tsipras ce la sta mettendo proprio tutta per chiudere questo inizio difficile della sua presidenza. D'altra parte è portavoce della maggioranza dei suoi cittadini, il quale per un 80% desiderano che il Paese resti nell'euro. Mentre il 54,8% esprime "paura" per un possibile default e il 50,2% dichiara che il governo deve trovare un accordo con i creditori. Ma si sa che i numeri in politica sono sempre fluidi. 

Ecco allora che il foglio elettronico (Iskra, in russo "scintilla") ufficiale dei "duri e puri" di Syriza pubblica una lettura diversa dell'indagine. "Il 53% degli elettori di Syriza dichiara che preferisce la 'rottura' e soltanto il 34% si dice favorevole all'accordo". In ogni caso, conclude l'articolo, i cittadini sembrano non essere in sintonia con la "memorandumcrazia" (traduzione letterale della parola, ndr). Non va dimenticato che il capo-popolo dei "duri e puri", Panagiotis Lafazanis, in un omaggio alla memoria del suo mentore, il segretario storico del Kke-ex (Partito Comunista di Grecia dell’esterno che ubbidiva a Mosca), scrisse poco tempo addietro: "Stai aspettando di vedere una Grecia libera, indipendente, socialista. Forse non dovrai aspettare per molto". 

Peccato, che il placido e ragionevole Florakis esprimesse idee diverse quando nel 1989 scelse di far uscire il Paese da una grave crisi politica e istituzionale, favorendo la nascita di un governo di "unità nazionale". Fu allora che, in compagnia dell’altro "grande vecchio" della sinistra, Leonidas Kyrkos, segretario del Kke-es (Partito Comunista di Grecia dell’interno che cinguettava con l’euro-comunismo) diede vita al primo abbozzo di Syriza. Ciò che è successo dopo va imputato al provincialismo di giovani e meno giovani intellettuali che non hanno saputo plasmare le loro teorie sulla realtà ellenica che modificava i suoi paradigmi sociali.



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COMMENTI
12/06/2015 - Non credo ai sondaggi (Pietro Sita)

Non credo assolutamente ai sondaggi messi in giro dai media sussidiati dagli eurostupidi. Premesso questo, se anche l'80% dei Greci preferirebbe rimanere nell'euro e semplicemente perché sono stati volutamente tenuti nell'ignoranza dei politici e dagli eurocrati. Mi chiedo per quale recondito motivo non ci sono giornalisti che hanno il coraggio di cominciare a spiegare ai cittadini come funziona la formazione del debito in europa e nel mondo grazie alla mafia delle banche centrali (CHE NON SONO ISTITUZIONI ma volgarissime banche guidate dagli stessi personaggi che hanno portato il mondo sull'orlo del tracollo finanziario!!!). Per quale motivo non fanno qualche ricerca sulla riserva frazionaria e sul signoraggio bancario....forse perché in pochi secondi si ritroverebbero sul marciapiede con un cartone in mano? Continuare a sostenere che i Greci e gli altri piigs devono pagare i bebiti è fuorviante. I Portoghesi e gli altri (tra cui gli italiani) che non accettano la tesi Greca e vogliono che facciano altri sacrifici, lo fanno perché i loro politici sono collusi con i banksters: sono traditori dei loro paesi. La Grecia sta tornando al medioevo grazie all'euro.Dal momento che giornalisti e politici non vogliono cittadini informati (la disinformazione di RAI News p totale),Internet offre la possibilità ai cittadini di fare le ricerche per proprio conto: datevi da fare prima che sia troppo tardi!!Studiate il caso dell'Islanda.