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SPY FINANZA/ Usa e Cina, "allarme rosso" per i mercati

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Ma al netto di questi dati un po' "choppy", un altro indicatore che sembra promettere guai è il cosiddetto Zod (Zone of Death), coniato dall'ecomomista Robert Dieli e basato sul cambiamento percentuale anno su anno sempre dello Standard&Poor's 500. Quando Dieli prese in considerazione i grafici sul lungo termine, notò che quando passava attraverso il livello del 10% in discesa, l'indice tendeva ad accelerare il ribasso fino a che non arrivava a -10%. Quindi, quella tra +10% e -10% è la cosiddetta "Zone of Death", la zona della morte, questo perché una volta entrati in quell'area è molto probabile che il mercato rialzista sia morto. 

Il primo grafico a fondo pagina ci mostra l'evoluzione di quest'area di rischio dal 1955 in poi. Vedrete come la linea del grafico ha la tendenza a rimbalzare una volta entrata in quella zona, creando falsi segnali che per molti analisti e osservatori rendono la Zod uno strumento di previsione non preciso e affidabile. Utilizzando però quota 5% come soglia, vediamo che l'affidabilità del segnale migliora: un volta penetrato il livello 10% si alza una bandiera gialla, ma superato il 5% la bandiera diventa rossa e i falsi segnali calano molto di presenza. Oggi la linea è a 7,85%. Questo significa che in base a questo indicatore, c'è già una bandiera gialla che sventola. 

Ma a questo punto subentrano altri fattori: ovvero, il trend primario che è comunque ancora rialzista e il fatto che, a oggi, la Fed agisce ancora in modalità di supporto risk-on-trade. Insomma, paradossalmente un segnale positivo per chi è nell'equity market, ma ora che i livelli di supporto sono messi alla prova e la Fed potrebbe alzare i tassi a settembre, in ossequio al dato sull'occupazione non agricola migliore del previsto, cosa dobbiamo davvero attenderci? 

Il secondo grafico ci mostra la situazione Zod oggi. Come vedete, la linea si è mossa dentro e fuori dalla Zod fin dall'inizio del 2015 e oggi è in area di bandiera gialla, quindi paradossalmente l'unico modo per evitare di precipitare nella zona di pericolo della bandiera rossa (ovvero, valicare la soglia del 5%) è registrare una serie di nuovi massimi del mercato. 

Possibile? In un mondo come quello attuale, certamente sì e ce lo dimostrano plasticamente gli ultimi grafici. I quali ci mostrano la comparazione tra lo Shanghai Composite cinese, a detta di tutti (me compreso) già totalmente in bolla speculativa, e un titolo azionario quotato al Nasdaq di New York. Il primo grafico ci mostra l'andamento da inizio anno, il secondo l'andamento da inizio 2013, con i colori dei tratti che identificano l'uno e l'altro. Bene, il titolo che nel secondo grafico mostra un'impennata folle, ma che per gli analisti mainstream non è affatto in bolla è quello di Netflix. 

 

 

 



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