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FINANZA & POLITICA / "Perché le Popolari vanno difese"

Pubblicazione:domenica 14 giugno 2015

Pier Carlo Padoan (Infophoto) Pier Carlo Padoan (Infophoto)

Intendiamoci. Non c’è nulla di male, anzi in qualche caso può essere anche positivo, il fatto che grandi banche nate e cresciute come popolari si trasformino volontariamente in società per azioni, magari con qualche vincolo statutario per mantenere particolari forme di rappresentanza. Quello che stona nel provvedimento voluto dal Governo è l’imposizione dall’alto, l’introduzione del tutto arbitraria di una barriera di 8 miliardi negli attivi, l’abolizione di vincoli basati sulla sana prudenza come quello di nominare gli amministratori tra i soci cooperatori. In pratica la volontà di uniformare tutte le grandi banche allo stesso modello giuridico fondato sul capitale. Va dato atto che le commissioni parlamentari, pur nel tempo molto ristretto, hanno svolto un ampio ruolo di consultazione delle parti interessate, consultazioni peraltro vanificate al Senato dall’imposizione del voto di fiducia.

Qualche piccola modifica è stata peraltro apportata al decreto nel corso della discussione alla Camera: in particolare, data la sollecitazione a non aprire del tutto e senza limiti le società al mercato, è stato previsto che gli statuti delle nuove società per azioni possano «prevedere che fino al termine indicato nello statuto, in ogni caso non successivo a ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, nessun soggetto avente diritto al voto può esercitarlo, ad alcun titolo, per un quantitativo di azioni superiore al 5 per cento del capitale sociale avente diritto al voto». Una modifica che appare tuttavia a doppio taglio. In primo luogo perché vi sono già ora statuti di banche SpA, è il caso di Unicredit, che pongono un limite al 5% dei diritti di voto. In secondo luogo perché fissare un limite di 24 mesi vuol dire concretamente vietare che questo avvenga dopo questo periodo. In pratica ancora una volta si è fatta passare per una concessione quello che invece è un vincolo in più.



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COMMENTI
14/06/2015 - Meglio un thriller politico (Giuseppe Crippa)

Se al posto di un giallo questo libro fosse un thriller politico avremmo tutti gli ingredienti: da una parte un governo che, dopo anni di autoriforme annunciate e mai realizzate dalle Popolari, finalmente non si limita a dichiarazioni di intenti ma utilizza lo strumento efficace del decreto legge per sciogliere un nodo che si trascina da troppo tempo e dall'altra un management bancario che – grazie alle concessioni concordate coi sindacati dei dipendenti - si ritiene ingiustamente espropriato da quella che considera sua proprietà privata. In questo thriller si narrerebbero tutte le azioni di contrasto di questo management alle azioni del governo a partire dalla pubblicazione di libri bianchi (e non gialli) fino a… non svelo il finale.