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Economia e Finanza

CRISI GRECIA/ Synghellakis: ecco i "passi indietro" che possono portare a un accordo

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Occorre comprendere che non si possono applicare le stesse ricette a Irlanda, Grecia, Portogallo e Spagna, pensando che si tratti di un unico Paese, e che a decidere per tutti sia la Germania. Vorrei che il centrosinistra europeo dimostrasse più coraggio. Ho apprezzato la presa di posizione di Massimo D’Alema, che ha firmato un appello insieme a noti economisti per trovare un giusto compromesso e dare respiro alla Grecia. Ma da parte del resto del centrosinistra vedo una timidezza eccessiva e preoccupante.

 

Che cosa succederà all’Eurogruppo del 18 giugno?

Molti dicono che a questo punto è difficile che si trovi un accordo il 18 giugno, e voglio quindi sperare che si trovi un accordo entro il 30 giugno, la data in cui facevano riferimento molti economisti già da molto tempo. Probabilmente si confronteranno altre due proposte e voglio almeno sperare che si facciano passi in avanti verso un punto in comune. Non mi sembra una via praticabile per raggiungere un accordo aumentare l’Iva in un Paese in crisi. Né tantomeno tagliare le pensioni, quando la media delle pensioni greche è di poco superiore ai 600 euro e il 40% degli anziani prende meno di quella cifra.

 

È vero che Tsipras non può cedere perché ha delle difficoltà interne a Syriza?

Le difficoltà non nascono da Syriza, ma dal fatto che i greci sono stanchi dopo cinque anni di austerità. Vogliono comunque vedere un orizzonte, una ripartenza e la possibilità di una ripresa economica. La piattaforma di Syriza è del resto più di sinistra, e una parte del partito vuole che si rispetti al massimo il suo programma elettorale. Il punto però è che il popolo greco ha eletto questo governo per un cambiamento e Syriza ha ancora 15 punti di vantaggio in tutte le rilevazioni di voto.

 

(Pietro Vernizzi)

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