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DALLA GRECIA/ Le nuove 8 pagine che fanno sperare Atene

Pubblicazione:martedì 16 giugno 2015

Alexis Tsipras (Infophoto) Alexis Tsipras (Infophoto)

Chi seppelisce la "democrazia europea"? A commento del fiasco nelle trattative di fine settimana, il primo ministro Tsipras spiega che noi "portiamo sulle nostre spalle la fierezza di un popolo, ma anche la speranza dei popoli d'Europa. Il fardello è pesante. E non è un discorso ideologico, ma un discorso di democrazia. Non abbiamo il diritto di seppellire la democrazia europea nel luogo in cui è nata". E, aggiunge Tsipras, soltanto una scelta politica potrebbe definire l'insistenza delle istituzioni con cui chiedono tagli alle pensioni dopo cinque anni di saccheggio da parte del Memorandum.

A Bruxelles non si è trovata una quadratura e a tutt'oggi restano quindici giorni per arrivare a un accordo. Atene insiste che serve un "accordo politico" che metta all'angolo le iperboliche pretese del Fmi, il quale, stando al quotidiano tedesco "Frankfurter Allgemeine" avrebbe sabotato per ben due volte l'accordo che era stato raggiunto. Prossima tappa, la riunione dell'Eurogruppo giovedì 18. Data importante: lo stesso giorno Tsipras sarà a San Pietroburgo per partecipare al Forum economico organizzato da Brics. Sempre il 18 dovrebbe vedere la luce il documento sui primi accertamenti svolti dalla Commissione del Parlamento, presieduta dal Presidente del Parlamento, sul debito pubblico ellenico. Alcuni voci affermano che verrà scritto nero su bianco che una parte del debito si potrebbe definire "illegale".

Il finale di partita è il 30 giugno. Per questa ragione il governo ellenico sta ancora lavorando per arrivare a un qualche compromesso che sia "onorevole" per tutte le parti interessate. Sta lavorando, si direbbe, con freddezza e tranquillità. Da Atene, infatti, è partita un'altra bozza di intesa di otto pagine, in cui sono contenute le nuove proposte del governo: nuove tasse e finalmente una lunga serie di misure per combattere l'evasione e la frode fiscale. Ci eravamo dimenticati di queste promesse elettorali, adesso riprendono quota. Comunque, nessuno ha alzato la voce, tranne ovviamente i "duri e puri". 

La distanza è ancora notevole tra le richieste delle istituzioni e le posizione elleniche. Atene rifiuta il taglio a pensioni e stipendi e all'aumento dell'Iva (Fpa). Comunque è una tragedia già vissuta prima delle firma dei due primi memorandum. Quando Papandreou ricattò i creditori con la minaccia di un referendum, venne convocato da Merkel e Sarkoy a Cannes e venne "sculacciato". Quando invece a Samaras venne chiesto un taglio di 1,5 miliardi sul bilancio, la Troika gli sfilò la sedia dopo che l'allora primo ministro rifiutò di assumersi questo fardello.

Comunque finisca questa nuova "lotta", il punto su cui pochi hanno discusso è uno solo: la Grecia deve essere rifondata dalle radici. Tutti gli interventi finora non hanno aggredito le patologie sociali ed economiche del Paese. È sufficiente chiedersi il perché le istituzioni chiedono un aumento del Fpa. Potenzialmente gli introiti per le casse statali sono calcolati in 23 miliardi, ma lo Stato incassa 10 miliardi in meno. Di chi è la colpa? Di un sistema di controllo tributario che fa acqua da tutte le parti, se proprio non vogliamo aggiungere anche un certo livello di corruzione. Dunque anziché rendere i controlli efficaci si preferisce aumentare il gettito teorico. 


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