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SPY FINANZA/ Dagli Usa una "bomba" più pericolosa della crisi greca

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Janet Yellen (Infophoto)  Janet Yellen (Infophoto)

Per Adam Slater dell'Oxford Economics, «i mercati emergenti hanno rapidamente cambiato ruolo, passando da essere il maggior supporto alla crescita commerciale del mondo a ostacolo notevole della stessa. Non vedo una prospettiva economica peggiore di questa, se non la crisi del biennio 2008-2009». Il problema sta nella mancanza di soluzioni: sia la crisi asiatica che il default russo del 1998 furono affrontate dal mondo sviluppato attraverso manovre di stimolo, ma oggi, dopo sei anni di tassi a zero e Qe in dimensioni pachidermiche negli Usa e ancora in corso in Giappone e Ue, cosa si può fare? Tanto più che proprio quelle manovre hanno portato i prezzi degli asset a sovra-valutazioni difficili da ridimensionare. 

Ci sarà da soffrire e ci saranno perdite dolorose, perché temo che la Fed debba alzare i tassi proprio per generare quella turbolenza necessaria a spianare la strada a un Qe4 d'emergenza: meglio che a pagare il prezzo siano, almeno in un primo momento e al massimo dal vigore, mercati emergenti e Ue. Non vi pare infatti strano il timing che vede in perfetta sincronia il picco della fuga di capitali dai mercati emergenti e lo showdown greco indotto dall'irrigidimento del Fmi, di fatto gli Usa, dopo mesi in cui invece si trovava sempre una scusa per rimandare? 

Riguardo ai dati taroccati dell'America di cui vi parlavo prima, vi lascio con due grafici, i quali ci dimostrano che come l'Impero romano nel pieno del crollo era dotato di legioni fantasma, l'economia Usa nell'era del Qe perenne è dotata di un Pil fantasma. Cosa ci mostra il primo grafico? Semplice, che tra il 1980 e il 2000, uno dei più grandi boom borsistici della storia finanziaria, 8 milioni di americani sono usciti dalla forza lavoro divenendo di fatto zombie. E non basta, perché tra il 2001 e oggi, altri 21 milioni di lavoratori sono entrati nella categoria dei morti viventi occupazionali. Vi pare una dinamica economica normale, a fronte di formale crescita? E il secondo grafico ci dice di peggio, forse, visto che il più grande mercato rialzista di sempre, quello iniziato nel 2009, non è riuscito ancora adesso a pareggiare il numero di lavoratori a tempo pieno che c'era nel 2007, ovvero il livello pre-crisi, questo nonostante una supposta ripresa economica e un incremento demografico. Anche questo, vi pare normale e giustificabile con una crescita economica reale? È solo finanza, niente di più e niente di meno. E sta per presentarci il conto. 

 

 

P.S.: Ho deciso di non trattare il tema greco non per snobismo, solo perché era la notizia principale di tutti i grandi organi di informazione. L'ho fatto per due motivi: primo, si rischia di sottostimare quanto accade nei lontani - e poco coperti dall'informazione generalista - mercati emergenti e il cocktail che potrebbe determinarsi in caso di default di Atene. Secondo, quanto sta accadendo temo sia parte di una (rischiosa) strategia della Bce, concordata con il Fmi. Domani infatti si terrà la riunione dell'Eurotower nella quale si discuterà anche dei fondi di emergenza alle banche (Ela) e ho la netta sensazione che Mario Draghi abbia già dato ordine alla sua segretaria di ritrovare il comunicato stampa con cui si imponevano i controlli di capitale a Cipro nel 2013 e di sostituire Nicosia con Atene. Pensateci: prima le fughe di capitali erano limitate, poi di colpo sono aumentate in maniera esponenziale, un'emorragia senza precedenti in un Paese europeo ma la Bce non ha fatto nulla per fermarle, se non aumentare i fondi la alle banche elleniche per tamponare e mantenerle solvibili. 

Ora, questo grafico ci mostra come ad oggi quei fondi Ela coprano il 64% di tutti i depositi bancari ellenici, gli stessi che Draghi potrebbe congelare da domani. Direte voi, rivolta del popolo contro la Bce! No, perché a Francoforte leggono i sondaggi e l'ultimo dice che per la prima volta dall'elezione di Tsipras, la maggioranza dei greci (50,2%) vuole che il governo accetti le condizioni dei creditori pur di evitare la bancarotta del Paese. Ecco l'opzione che Draghi, imponendo la ricetta cipriota, "offre" ai greci: mandare a casa Syriza e rivotare, spedendo al governo qualcuno di più malleabile. Questa è la vera democrazia. Cinicamente e pragmaticamente parlando, però, 10 e lode a Mario Draghi. È il mercato, bellezza!

 



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