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CRISI GRECIA/ l'Italia rischia un "terremoto"

Alexis Tsipras (Infophoto) Alexis Tsipras (Infophoto)

Con bonus in busta paga e l’esonero contributivo per le assunzioni che sta generando un deficit nelle casse Inps, ci troviamo in una situazione di quasi inadempienza. Con l’uscita della Grecia questa situazione può solo peggiorare. Il rallentamento della crescita e l’aumento dello spread che inevitabilmente si genererebbero, toglierebbero al bilancio quello spazio che ha attualmente. Il rapporto deficit/Pil dal 2,6% supererebbe il 3% e saremmo di nuovo in procedura d’infrazione.

 

Francia, Spagna, Regno Unito e Paesi Bassi hanno un rapporto deficit/Pil più alto di quello italiano. Davvero ritiene che il nostro Paese si trovi in una situazione simile alla Grecia?

La vera questione è che nel 2014 l’Italia ha raggiunto un rapporto debito/Pil del 132% in quanto il nostro tasso di crescita è molto basso. La Francia ha un tasso di crescita maggiore che le consente di mantenere intatto il suo rapporto debito/Pil, comunque molto più basso del nostro. L’unico Paese oltre alla Grecia ad avere il rapporto debito/Pil al di sopra del 100% è l’Italia. Si noti che siamo anche il Paese con il tasso di crescita più basso, in quanto non abbiamo introdotto la flessibilità nel mercato del lavoro e abbiamo adottato una serie di regolamentazioni che bloccano la ripresa. L’Italia, pur essendo in avanzo primario, si trova in una trappola di debito infernale.

 

Se ciò che conta è la crescita, a che cosa serve tagliare il debito?

Il fatto che le banche siano oberate dal fatto di possedere il debito pubblico attraverso titoli di Stato blocca di fatto l’erogazione di credito ai privati. Quando inoltre il tasso d’inflazione è molto basso come adesso, noi paghiamo un onere ulteriore. Ci siamo indebitati con un tasso d’inflazione del 2/3% e adesso dobbiamo ripagare i debiti con un’inflazione allo 0,5%. Il nostro tasso d’interesse reale è dunque enormemente aumentato sui vecchi debiti. Ecco perché è importante ridurre il rapporto debito/Pil. Se guardiamo ai dati macroeconomici, l’Italia è il Paese Ue più vulnerabile.

 

(Pietro Vernizzi)

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