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SPY FINANZA/ I numeri che fanno tornare l'Italia nel "mirino"

Pier Carlo Padoan (Infophoto) Pier Carlo Padoan (Infophoto)

Balle, grandi almeno come la collina che staremmo per superare (voltare è un verbo che solo Padoan poteva utilizzare). E sapete perché? Ve lo spiega il primo grafico a fondo pagina, dal quale si desume plasticamente che le ratio debito/Pil nell'eurozona non sono mai state così alte! E, sempre parlando del nostro Paese, quello che annoia Padoan, dobbiamo unire a un debito pubblico in continuo aumento, anche un'altra criticità direttamente correlata. Stando a dati di Bankitalia, infatti, ad aprile le sofferenze bancarie sono salite del 15% a livello annualizzato e hanno toccato il record di 191,5 miliardi di euro, su dai 189,5 miliardi di marzo e pari al 10% di tutti gli impieghi. Avete idea di quale sia la cifra reale se questo dato non fosse aggiustato e se il trend attuale aumentasse di 25 miliardi in un anno? 

Insomma, alla faccia dell'austerity, debito pubblico e ratio sul Pil non sono mai stati così fuori controllo: non vorremmo che Padoan, tra poco, debba confrontarsi con qualcosa di più eccitante, tipo una crisi dello spread estiva o un attacco speculativo sulle banche. Ma c'è dell'altro e ce lo offre l'ultimo sondaggio condotto da Bank of America tra manager di fondi europei e dal quale si desumono delle conseguenze che dovrebbero far riflettere. 

Come ci mostra il secondo grafico, a differenza di quanto avvenuto solo due mesi fa, nello studio condotto il 15 giugno il numero di addetti ai lavori convinto che si arriverà a una risoluzione positiva del caso di Atene e quello di chi invece prospetta il default ma senza uscita dall'euro è pari al 43%, con solo il 15% che vede invece la prospettiva di un Grexit totale. Ma ancora più interessante è l'ultimo grafico, dal quale vediamo quali sono i tail-risks maggiori che i fund managers vedono come potenzialmente all'orizzonte: come vedete, ai primi due posti ci sono le crisi geopolitiche (21%) e il fatto che la Fed vada al di là della curva rispetto all'aumento dei tassi (20%), ma al terzo posto, addirittura prima dei default cinesi sul debito, c'è la rottura dell'eurozona con il 18%. Bene, nella rilevazione del 15 maggio, solo un mese prima, la percentuale per questa voce era 0%! Cosa significa questo? Qualcosa di preoccupante, perché mostra la percezione di estrema fragilità dell'eurozona che alberga in professionisti del mercato, in gente che ogni giorno opera e deve valutare opportunità ma anche rischi. 

Insomma, nonostante le Banche centrali vendano quotidianamente come ricetta della salvezza il proprio ammontare di capitale politico, quel capitale potrebbe semplicemente non essere abbastanza se dovesse arrivare il "Lehman moment" per la Grecia (magari già questo fine settimana). Non a caso, il "cash indicatore" di Bank of America è ai massimi da inizio anno, a quota 4,9%: e in base alle Fms Cash Rule, quando la media sale sopra 4,5%, si genera un segnale di acquisto sulle equities ma è un segnale contrarian. Fossi in Padoan mi godrei la noia residua che gli resta. 

E attenzione, perché se mai il coltello greco dovesse cadere dalla tavola dell'eurozona, a prenderlo al volo, rischiando i tendini, sarebbero i tedeschi, soprattutto. Al netto di Pimco e altri grandi investitori Usa, infatti, chi ha aumentato recentemente le sue detenzioni di debito greco, portandole a 1,2 miliardi di euro da 1 miliardo di maggio? Allianz SE, il più grande gruppo assicurativo e di asset management d'Europa e il maggior finanziatore di Atene attraverso obbligazioni dopo la Bce. Anche l'asset manager francese Carmignac Gestion SA, con i suoi 424,1 milioni di esposizioni potrebbe farsi male, ma a Monaco di Baviera rischiamo di sentire urla se per caso Tsipras non molla e va allo showdown, con tanto di default. Eh, questi tedeschi tutti d'un pezzo e così rigorosi…

 

 

 

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