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FINANZA E POLITICA/ La "formula Merkel" butta l'Europa nel burrone

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Angela Merkel (Infophoto)  Angela Merkel (Infophoto)

In questa situazione non si cambia rotta, come se vivessimo nel migliore dei mondi possibili. "L'attuale contesto caratterizzato da una vigorosa ripresa economica e da favorevoli condizioni finanziarie dovrebbe essere sfruttato per procedere più speditamente verso gli Omt e rafforzare la solidità delle economie dell'area". Questo si legge nel Bollettino economico della Bce a mo' di commento della congiuntura favorevole dell'Eurozona quale emerge dall'analisi di Francoforte. Salvo la Grecia, difficile trovare una sola nuvola nei cieli dell'Unione, a leggere l'analisi degli uffici della Bce. 

"La ripresa economica dell'area dell'euro - si legge ancora - ha continuato a mostrare un graduale consolidamento". E ancora: "Dagli inizi del 2015 la ripresa ha mantenuto lo slancio e si è estesa tra i paesi dell'area dell'euro beneficiando del calo dei prezzi del greggio e del miglioramento delle condizioni di finanziamento grazie agli effetti della politica monetaria tramite il Quantitative easing". La congiuntura favorevole promette di proseguire perché "sostenuta in misura crescente dal graduale rafforzamento della domanda estera e dal deprezzamento dell'euro. In aggiunta, fattori quali gli aggiustamenti di bilancio del settore privato e di quello pubblico, che negli ultimi anni avevano contribuito al prolungato periodo di crescita molto debole del Prodotto interno lordo reale, stanno gradualmente invertendo la tendenza ed esercitando un'influenza meno negativa sull'attività economica nell'area dell'euro". 

Il messaggio, insomma, è chiaro: l'Europa va nella giusta direzione. Non solo non si deve cambiar rotta, puntando su politiche più espansive, ma vanno limitate le "eccezioni" concesse a Italia e Francia, oggi assai al di là dei limiti consentiti. E la Grecia? Un grosso problema, ma che va risolto facendo ricorso alle regole già in rigore senza intaccare i principi generali del Fiscal compact. Per ora il rischio default della Grecia ha avuto soprattutto l'effetto di pesare sull'andamento di Btp e Bonos spagnoli. "L'ampliamento degli spread è stato determinato soprattutto dalle incertezze che circondano l'accesso ai finanziamenti della Grecia. Tuttavia, in una prospettiva a più lungo termine, si è osservata una convergenza tra i rendimenti sovrani significativa e relativamente costante all'interno dell'area dell'euro (salvo la Grecia)".

Insomma, la variabile greca, con tutte le sue incognite, non ha inciso più di tanto sul pensiero dominante in Europa. Forse lo farà, speriamo di no, in caso di tracollo. Ma per ora, l'unica stella polare, è la "flessibilità" sia delle economie che degli assetti sociali, come ha auspicato Mario Draghi. Una società più "americana" che rappresenta una proposta "fredda" per un'area ricca ma impaurita, vecchia e bisognosa di nuove energie, ma che sente a rischio la sua identità. E perciò reagisce erigendo muri, il più delle volte (ma non sempre) virtuali. 

In questa cornice, l'economia tiene, come sottolinea giustamente la Bce, grazie al petrolio debole e alla domanda in arrivo dai Paesi extra-Ue. Ma il mondo, come dimostra la decisione della Fed di rinviare l'aumento dei tassi (la locomotiva americana è in, seppur lieve, frenata) dopo sette anni di crisi, non è guarito. E, come ha sottolineato The Economist, non è in grado di concedersi il lusso di una nuova recessione, che potrebbe favorire il cambiamento dei paradigmi dell'economia. Si tira avanti così, al piccolo trotto, con l'ipoteca di debiti sempre più pesanti (e minor spazi per gli investimenti). 



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