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Economia e Finanza

DALLA GRECIA/ Le "figuracce casalinghe" di Tsipras e Syriza

Alexis Tsipras (Infophoto)Alexis Tsipras (Infophoto)

L'Europa è infatti a "un bivio cruciale tra due strade: l'una vede un maggiore approfondimento dell'integrazione europea, la seconda conduce a una rottura e a una divisione dell'Eurozona". Se l'Europa scegliesse la seconda strada, il primo passo, scrive Tsipras, sarebbe la creazione di una zona euro a due velocità, "dove il nucleo centrale impone le regole di austerità e un superministro delle Finanze sarà dotato di un potere immenso con il diritto di rifiutare i budget delle nazioni e anche di quegli Stati sovrani che non si adatteranno alle regole del neoliberismo estremo". "Di questa soluzione la Grecia sarebbe la prima vittima", ma più in generale "avvierebbe un processo di incertezza economica e politica che potrebbe trasformare profondamente gli equilibri dell'insieme del mondo occidentale". 

"Il popolo ha osato contestare la visione a senso unico dell'austerità rigorosa del Memorandum per rivendicare un nuovo accordo. Un nuovo accordo che permetta alla Grecia di ritrovare il cammino della crescita nell'euro con un programma economico sostenibile". Forse questa è l'ultima retorica provocazione prima della firma? Vuole rivolgersi alla base del suo partito? Su quali basi Tsipras e Syriza sono disposti ad accettare l'accordo?

Sarà soltanto il tempo a dimostrare se l'analisi politica di Tsipras è corretta e se le sue provocazioni erano mosse tattiche. Quando questa febbre delle trattative - che alla Grecia sta costando parecchi miliardi e ai suoi cittadini una lenta discesa verso l'indifferenza su quanto otterrà il governo - sarà svanita ci si augura che qualche giornalista di buona volontà ricostruisca con distacco gli eventi di questi ultimi quattro mesi. E come se non bastasse il fardello - un lungo fine settimana tra telefonate e riunioni - di trattare in prima persona, a Tsipras nell'ultimo fine settimana è caduta un'altra tegola sulla testa, forse inavvertitamente lanciata da Yanis Varoufakis. Il suo ministero ha deciso che il prossimo rappresentante di Atene nel Fmi sarà Elena Panaritis, sua consigliere speciale e componente delle delegazione ellenica a Bruxelles, prima che Tsipras scegliesse altri interlocutori. 

Elena Panaritis, chi? Quarantadue parlamentari di Syriza hanno scritto a Tsipras protestando sulla scelta. Ma come il primo governo di sinistra - si legge nella lettera - invia al Fmi una ex parlamentare Pasok (inserita nella lista dallo stesso ex primo ministro Jorgos Papandreou) che, per giunta, ha votato a favore del primo Memorandum?  Adesso che cosa farà Tsipras? Convaliderà la scelta del suo ministro o darà ascolto ai "compagni", abrogando la scelta di Varoufakis. 

Un problema in più che si poteva evitare. "Una cosa è essere presidente di un partito, un'altra primo ministro", commentava un quotidiano, vicino al governo. Nel primo pomeriggio di ieri, è arrivata la lettera della Signora Panaritis, in cui annuncia la sua rinuncia all'incarico. Un'altra piccola crisi lasciata alle spalle. Resta lo strascico polemico sulla scelta di Varoufakis. "Il governo rappresenta quella parte del popolo che ha sanguinato negli ultimi anni, dunque la Signora non è la persona più adatta", ha dichiarato uno dei parlamentari che hanno firmato la lettera a Tsipras. Ma ha anche aggiunto che "la Comunità europea si comporta peggio di Cosa Nostra" e ha sottolineato che ancora Cosa Nostra si comporta più onestamente. I "Razzi" non sono soltanto un nostro privilegio.

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