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DALLA GRECIA/ Così Tsipras prepara le sue "ultime cartucce"

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Alexis Tsipras (Infophoto)  Alexis Tsipras (Infophoto)

La maggioranza vuole restare nell'euro, ma sembra non fidarsi più di tanto delle parole del governo o di alcuni suoi ministri, particolarmente inclini alle acrobazie verbali. Questa forse la ragione per cui in questa settimana sono stati prelevati circa 3 miliardi di euro, secondo fonti bancarie elleniche. Rispetto al passato, questa volta un "non paper" del governo ha commentato questo dato sostenendo che esiste un progetto per la fuga di capitali, e che queste tecniche sono come "il burro sul pane per i creditori che vogliono ricattare ulteriormente il governo".  "Che cosa può succedere se usciamo dall'euro. Soffriremo per due-tre mesi e in seguito creeremo una forza economica mondiale. Non ci dobbiamo preoccupare. Possiamo operare una breve deviazione dalla strada della felicità, ma su questa ritorneremo", parole del ministro Dimitris Stratoulis. C'è da chiedersi chi siano i burattinai che invitano i greci a prelevare quei pochi contati loro rimasti, se non gli stessi ministri e funzionari di partito. D'altra parte il  ministro è solito a simili dichiarazioni: se usciamo dall'euro il danno peggiore non sarà per noi, ma per gli altri Paesi. 

Il drenaggio di liquidità ha messo in sofferenza le banche elleniche, al punto che la Bce ieri ha varato un'iniezione straordinaria tramite Ela da 1,8 miliardi, cifra inferiore ai 3 miliardi richiesti da Atene. Tre giorni fa, sempre la Bce aveva concesso alla Grecia 1,1, miliardi, portando il tetto di liquidità a 84,1 miliardi. Questo "bank run" potrebbe portare lunedì alla chiusura degli sportelli. Se i greci ritirano soldi, la società petrolifera Elpe sta immagazzinando benzina e petrolio sufficiente per almeno sei mesi.

In questo clima di incertezza, il giovane Tsipras sta cercando una sponda economica a San Pietroburgo. Il vice primo ministro russo, Arkady Dvorkovich, ha affermato che Mosca è pronta a considerare la possibilità di un aiuto economico alla Grecia. "La Grecia è uno di quei paesi che è contrario alle sanzioni verso la Russia e non è il solo. Questi paesi non ragionano in base alla politica, ma sono interessati per la loro economia. E questo è un approccio costruttivo". Parole confortanti che si vanno ad aggiungere ad altre ascoltate in precedenza dal primo ministro in questi sei mesi. Quelle definitive le ascolterà lunedì.

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