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FINANZA E POLITICA/ I 6 passi per uscire dalla "trappola" europea

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2- I quattro presidenti propongono di far nascere un Fondo monetario europeo simile al Fondo monetario internazionale. Ma è di questo che c'è bisogno? Il Fmi è nato per assistere i paesi che debbono riequilibrare la loro bilancia dei pagamenti. In realtà, nell'area euro siamo in presenza di squilibri interni a una zona monetaria integrata che potrebbero essere riassorbiti se tutti rispettassero il principio di reciprocità sul quale si basa, del resto, l'Unione. Invece, in questa fase in cui l'economia europea non cresce, serve un fondo d'investimenti che agisca come un fondo sovrano alimentato non solo dai governi, ma da risorse di vario genere, sia pubbliche sia private, incentivate con un regime fiscale favorevole e con tassi d'interesse a lungo termine stabili e bassi.

3- Il tetto del 3% al disavanzo pubblico andrebbe quanto meno congelato. Troppo rigido di per sé (ormai lo dice lo tesso Fondo monetario internazionale), è sempre più chiaro quanto sia irrealistico: si pensi che la Francia non lo ha mai rispettato. A questo punto, è meglio sospenderlo in attesa di tempi migliori e adottare un criterio diverso: il pareggio del bilancio pubblico in presenza di piena occupazione.

4- Ciò spingerebbe anche la banca centrale a usare il tasso di disoccupazione come criterio di riferimento accanto all'inflazione; ed è possibile senza rivedere il trattato istitutivo il quale parla già di stabilità monetaria e di crescita sostenibile. Da questo punto di vista, è senza dubbio interessante la proposta di un'indennità di disoccupazione europea avanzata dall'Italia. 

5- Quanto al debito, occorre distinguere tra il debito nazionale e quello estero, tenendo presente che se un Paese s'indebita con se stesso non crea gli stessi problemi alla stabilità finanziaria rispetto a chi ricorre in modo massiccio ai prestiti internazionali. Ciò in attesa che venga messa in comune, come logica vorrebbe, la quota di debito pubblico considerata fisiologica (ammettendo che abbia senso la quota del 60% del Pil). Anche questo in teoria non comporta una revisione dei trattati.

6- Abbiamo lasciato per ultima la questione più bruciante anche sul piano etico, non solo sociale e politico: l'ondata migratoria. Se ci fosse una leadership forte e razionale, dovrebbe imporre una linea di condotta comune. Angela Merkel ha parlato di rendere omogenei i codici di condotta. Ciò richiede di armonizzare, come dicono a Bruxelles, le legislazioni nazionali sull'asilo, e di distinguere in modo netto (per quel che è possibile) tra rifugiati politici (che vanno divisi tra tutti i paesi in modo equo) e migranti per ragioni economiche dei quali debbono farsi carico i singoli paesi in base alle loro capacità di accoglienza e alle loro esigenze economiche. Per questo occorrono politiche dell'impiego, non solo poliziotti; e alcuni stati, come quello italiano, sono più indietro di altri. Una soluzione buona sempre e per tutti non c'è. Nessun muro ha mai retto alle aspirazioni dell'uomo alla vita, non solo a una vita migliore. Il gene egoista non ha mai vinto checché ne dicano i neomaterialisti. Quel che si può fare è approntare misure ragionevoli: i movimenti dei popoli, proprio come le alluvioni, possono essere incanalati, ma non fermati.

Senza fughe in avanti, dunque, ma con un approccio pragmatico e proposte concrete, sarebbe possibile re-indirizzare il dibattito europeo. Ma se non si disinnesca prima la mina greca, nessuno avrà il tempo, né la voglia di ragionare. La Bce non sa dire se lunedì le banche greche riapriranno. Il governo italiano giura che noi siamo al sicuro. Incrociamo le dita e allacciamo le cinture.



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COMMENTI
20/06/2015 - Assurdità & Ipocrisia (Moeller Martin)

In genere si chiede una maggiore integrazione europea e una rididuzione delle divergenze tra i singoli paesi, ma qui si boccia una maggiore integrazione. L'unica cosa che chiede, il vero leitmotiv delle proposte elencate, è poter mettere le mani sui soldi degli altri. Come si dice? Aspetta e spera.