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SPY FINANZA/ Dalla Grecia alla Cina, le tre "certezze" dei mercati

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Trattasi di un'inchiesta della Lena (Leading European Newspaper Alliance), alleanza tra vari, importanti quotidiani europei, in base alla quale scopriamo che le sanzioni commerciali dell'Unione europea alla Russia costeranno agli Stati membri un prezzo più alto di quanto previsto e comunicato ai governi nazionali alla fine del maggio scorso dalla Commissione europea. L'Europa si prepara infatti a fronteggiare nel lungo periodo uno scenario che comporterà la perdita di due milioni di posti di lavoro e una diminuzione di 100 miliardi di euro in valore aggiunto di beni e servizi destinati all'export. Inoltre, «né la grande caccia ai capitali di oligarchi, uomini politici e funzionari dell'apparato di sicurezza russo coinvolti nella crisi ucraina e inseriti in una black-list di 150 nomi ha prodotto risultati anche solo appena soddisfacenti. Con l'eccezione dell'Italia che è riuscita a sequestrare 30 milioni di euro di beni ad Arkadj Rotenberg, multimiliardario russo intimo di Putin, in ben nove dei 27 Paesi membri (Spagna, Malta, Finlandia, Croazia, Slovenia, Slovacchia, Ungheria, Irlanda e Lituania) non è stato trovato un solo euro. In Germania i congelamenti di beni non sono andati oltre alcuni cavalli da corsa e 124mila euro. A Cipro, storica piazza finanziaria utilizzata dai russi, sono stati “trovati” solo 120mila euro». Ma vah, chi lo avrebbe mai detto? Ero certo che gli oligarchi avrebbe lasciato tutti i soldini sul conto corrente, fornendo anche Abi, Cab e Iban agli ispettori dell'Ue... 

Terza e ultima certezza della giornata di ieri, la Cina e la sua bolla azionaria. Ieri, per la seconda volta in un mese, lo Shanghai Composite è entrato in correzione, calando del 10% in due giorni dai suoi massimi e anche gli altri indici cinesi lo hanno seguito, tra cui l'indice tecnologico Chinext e il Csi-300, giù del 7% in un mese e del 17% dai suoi massimi, come ci mostra il grafico a fondo pagina. Parliamo di volatilità estrema, con scostamenti sui maggiori indici tra il 10% e il 15%, quando al netto dei suoi fondamentali macro tutt'altro che rassicuranti, Wall Street prosegue placida da sei mesi, con un correzione massima che non è arrivata al 3%. 

E le cose sembrano davvero accelerare in gravità in Cina, visto che stando a un servizio della Reuters, si scopre che gli esportatori di acciaio cinesi stanno scaricando le loro scorte all'estero a prezzo di perdita, fino a 200 yuan (32 dollari circa) per tonnellata. Che dire, mal-investment in piena regola e sovra-capacità, un connubio devastante in un contesto globale di economia in rallentamento e capace di destabilizzare l'intero comparto dei metalli industriali e i flussi commerciali. Cosa significa questo? Semplice, la Banca del Popolo dovrà dar vita a una qualche forma di Qe per non far esplodere incontrollatamente la bolla azionaria. Altro denaro a costo zero che finirà in circolo nella finanza, mentre l'economia reale continuerà a patire le stesse distorsioni degli ultimi sei anni. 

Manca poi una variabile, all'interno del quadro: ovvero, gli Usa. Come reagiranno a un'eventuale intervento russo per la Grecia? Come si porranno nei confronti della bolla azionaria cinese? Come reagiranno a un'eventuale impennata del dollaro se per caso la Grecia uscirà davvero dall'euro e forse dall'Ue o comunque continuerà a far ballare l'eurosistema? A oggi i mercati sembrano non prezzare l'ipotesi, visto che il cross euro/dollaro resta alto, a circa 1,14 contro l'1,05 solo dello scorso marzo, un 4% di apprezzamento solo da inizio giugno, ma con Goldman Sachs long sulla divisa unica europea e qualche triliardo di dollari di posizioni aperte, tutto può succedere. Buon fine settimana, lunedì forse capiremo qualcosa di più. 


P.S.: Signori, c'è un problema. Già, perché a fronte del miliardo e 800 milioni di euro stanziati ieri dalla Bce come fondi Ela per la Grecia al fine di evitare gli sportelli chiusi lunedì, sempre ieri i cittadini ellenici hanno ritirato qualcosa come 1,2 miliardi di euro, di fatto vanificando il nuovo stanziamento e riportando il sistema bancario greco al punto di partenza. Ovvero, il baratro. E attenzione, perché attualmente Atene ha circa 95 miliardi di eligibilità presso l'Ela e soltanto circa 120 miliardi di depositi. In parole povere, anche l'onnipotente Bce può coprire soltanto altri 7-8 giorni di fughe di capitali di questa entità, dopodiché ci penseranno i controlli di capitale a cercare di tamponare la situazione. Di fatto, però, facendola precipitare.


 

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