BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SPY FINANZA/ Dalla Grecia alla Cina, le tre "certezze" dei mercati

Pubblicazione:sabato 20 giugno 2015

Infophoto Infophoto

Ieri, in gergo finanziario, era quello che gli esperti chiamano il "venerdì delle tre streghe", questo a causa della concomitanza di scadenze tecniche per molte opzioni e titoli derivati. In realtà, è stato il "giorno delle tre certezze". La prima, nemmeno a dirlo, è quella che vede il caso greco divenire ufficialmente criminale pantomima a danno dei mercati e dei cittadini. Dopo il niente di fatto all'Eurogruppo di giovedì, infatti, ieri si è deciso di convocare per lunedì un vertice europeo dei capi di Stato e di governo d'emergenza, penso sia il 6327mo dall'inizio dei guai ellenici, per cercare di trovare la quadra che eviti il default greco, attraverso l'esborso ad Atene dell'ultima tranche di aiuti da 7,2 miliardi di euro, denaro che la Grecia farà fuori nell'arco di tre mesi massimo tra pagamenti interni (stipendi, pensioni e quel che resta del welfare) e restituzioni e scadenze verso Bce e Fmi. Insomma, si calcia avanti la lattina ancora un po', nonostante la situazione economica macro del Paese sia devastata - parole di Mario Draghi, non mie - e necessiterebbe di altro. 

Grande ottimismo nella possibilità di un accordo in tutti i partecipanti, tranne - questa volta - in Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione Ue, il quale oltre a non negare più la possibilità del "Grexit", si è espresso in questi termini: «Ho ripetutamente avvertito Tsipras che non deve contare sulla mia capacità di evitare una rottura del negoziato. I greci hanno pensato che alla fine qualcuno in Europa sarà capace di tirar fuori il coniglio dal cilindro. Ma non è il mio caso». Fa il duro, ma alla fine è il primo che passerà il weekend a pregare che tutto trovi una soluzione. 

Perché? È presto detto e fa riferimento alla mia definizione di criminale pantomima della crisi greca: avete idea quanto ci sia costato a livello di capitalizzazione dei mercati bruciata il tira e molla tra Atene e troika solo dall'inizio di quest'anno? Ve lo dico io, 897 miliardi di dollari, praticamente il valore degli indici benchmark delle Borse di Spagna, Portogallo e Irlanda insieme. Con un terzo di quella cifra, cinque anni fa, si risolveva il problema greco alla radice: ma si sa, le banche tedesche e francesi erano stracariche di bond greci e fino a quando non li hanno scaricati, la signora Merkel e il suo amico Sarkozy hanno perso tempo e fatto incancrenire la situazione. 

E attenzione, perché anche l'indice di riferimento europeo, lo Stoxx Europe 600, ha perso già il 7,2% dai massimi del 15 aprile scorso, mentre l'indice Ase greco è passato da essere il più performante da inizio anno fino a inizio giugno a peggior performante al mondo negli ultimi venti giorni. D'altronde, che un ultimo, disperato tentativo si sarebbe fatto è nelle cifre: l'ombra dei controlli di capitali come avvenne a Cipro nel 2013 aleggia infatti su Atene. Tre miliardi di euro negli ultimi quattro giorni sono stati ritirati dai conti correnti greci, senza clamore, ma con code ordinate davanti ai bancomat. Così sono crollati ai minimi da oltre 10 anni i depositi bancari in Grecia: a 127 miliardi di euro dai 240 miliardi di prima della crisi. E con il rischio che lunedì gli istituti di credito potrebbero non aprire nel giorno del vertice straordinario europeo (anche se Yanis Varoufakis, ministro delle Finanze, ha smentito l'ipotesi in una nota alla Reuters), ieri la Bce ha alzato ancora la disponibilità Ela per gli istituti ellenici (pare per 1,8 miliardi di euro) dopo una conference-call di emergenza per garantire operatività ieri e dopodomani. 


  PAG. SUCC. >