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CRISI GRECIA/ Campiglio: un "jolly" di Draghi può evitare il disastro

Pubblicazione:domenica 21 giugno 2015

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

La Grecia è un Paese in cui esiste ormai una vera e propria crisi umanitaria. I tassi di mortalità dei bambini fino a un anno sono aumentati, così come i livelli di denutrizione. Le persone non hanno le risorse per acquistare non soltanto il cibo ma anche le stesse medicine. C’è una fascia della popolazione greca, quella più svantaggiata, che sta soffrendo di più.

 

Dal momento che la posta in gioco è così alta, secondo lei lunedì si troverà un accordo?

Arrivati a questo stadio ci vorrebbe un aruspice per saperlo, ma io penso che una qualche forma di accordo si troverà. Non parliamo di centinaia o migliaia di creditori, bensì di un gruppo ristretto di 30-50 leader che devono prendere una decisione in una sala riunioni.

 

Non tutti i leader europei però contano allo stesso modo…

Tra loro c’è la Merkel, la quale propende molto di più per un accordo che non per una rottura. In questo è sostenuta da Draghi, che si sta muovendo per una soluzione politica “mascherata” sul piano tecnico. Il presidente della Bce è un artefice primario del salvataggio greco.

 

Quali modalità può assumere questo salvataggio?

Tutto ciò non può avvenire con una capitolazione di una delle due parti, bensì con un accordo che per sua natura è politico. Un ripudio del debito da parte della Grecia non è un’ipotesi realizzabile. L’unica strada praticabile è porre condizioni che genuinamente consentano alla Grecia, che in questo momento è in ginocchio, di rialzarsi e riprendere un cammino di sviluppo. Servono condizioni favorevoli rispetto al futuro, ma anche e soprattutto condizioni economiche per la crescita. Certamente non si può riprendere a camminare sulla strada dello sviluppo mentre la mortalità infantile è in aumento e la gente non riesce nemmeno a mangiare.

 

(Pietro Vernizzi)



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