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Economia e Finanza

FINANZA/ I numeri che mettono nei "guai" la Germania (e l'Europa)

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Infatti, il surplus tedesco può avvenire solo con un deficit degli altri paesi europei, i quali presto o tardi smetteranno di spendere, per tentare di riequilibrare i propri conti (in fin dei conti, lo chiede l'Europa!). A quel punto, con l'esportazione in stallo e il mercato interno già depresso per la scarsa capacità di spesa dei consumatori tedeschi, si prospettano momenti durissimi per l'economia teutonica. Effetti perversi della moneta unica, che impedisce la flessibilità di un cambio variabile e costringe a scaricare sul lavoro, cioè sui salari, gli aggiustamenti necessari alla competitività.

A conferma di quanto detto, possiamo osservare cosa succede in Ungheria. Per ironia della sorte, anche lì sono annunciati degli scioperi; anche il clima è completamente diverso: il governo propone un aumento salariale pari al 2,4%, mentre i sindacati chiedono aumenti del 3-4% e ritengono inadeguata inoltre l'offerta di 135mila fiorini di buoni pasto all'anno. Insomma, una protesta completamente diversa in un contesto per nulla paragonabile a quello tedesco: con un Pil in crescita e la disoccupazione in continuo calo, le tensioni sociali sono ridotte ai minimi termini in virtù di una coesione sociale dovute a prospettive di continuo miglioramento. Le tensioni dei mercati internazionali qui non trovano appigli. Merito di una moneta nazionale che può oscillare a seconda degli andamenti dell'economia reale e che la banca centrale ungherese può governare per difendere il mercato interno. Un'utile lezione anche per l'Italia?

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