BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

IL CASO/ Quei 20.000 lavoratori che il Governo non sa dove mettere

Infophoto Infophoto

Inoltre, la cifra indicata non è lontanamente sufficiente a sostenere il costo del personale provinciale, che è di circa 250 milioni. Ai quali, tuttavia, sono da aggiungere altri 470 milioni circa di spese per approvvigionamenti, servizi, appalti, utenze e quanto necessita per il funzionamento dei servizi per il lavoro. Insomma, il decreto enti locali finirebbe per scaricare addosso alle regioni una nuova spesa di circa mezzo miliardo, che le regioni non hanno alcuna intenzione di accollarsi.

Sempre il decreto enti locali rivede l'idea maturata a sua volta con la circolare 1/2015 di riservare al personale dei corpi di polizia provinciale un percorso di trasferimento nelle nuove forze di polizia che dovrebbero nascere a seguito dell'entrata in vigore dei decreti di attuazione della legge delega, cosiddetta riforma Madia, all'attenzione della Camera attualmente. L'idea della circolare 1/2015 anche in questo caso appare tramontata, perché inattuabile. Per un verso, anche i tempi di attuazione della riforma Madia continuano a slittare e ben difficilmente prima dell'autunno 2015 si cominceranno a vedere i decreti attuativi, tra i quali quello della riforma delle forze dell'ordine non appare tra i prioritari (più urgente è la riforma della dirigenza pubblica). Per altro verso, in sostanza in Parlamento è già stata adottata la decisione di non far transitare la polizia provinciale nelle altre forze di polizia.

Per questo, il decreto enti locali ripiega verso un'idea diversa: il trasferimento della polizia provinciale presso i corpi di polizia municipale. Anche in questo caso, però, non mancano contraddizioni e confusione. Il trasferimento dei poliziotti provinciali resterebbe subordinato al "riordino" delle funzioni provinciali "non fondamentali", esponendolo, dunque, a ritardi e omissioni non quantificabili. Il riordino, infatti, è di competenza delle regioni, che da mesi brillano per non volerlo affatto porre in essere.

Sotteso al trasferimento della polizia provinciale a quella municipale, poi, vi è la considerazione che le funzioni in materia di polizia ambientale e venatoria, cioè quelle che connotano la specifica professionalità della polizia provinciale, dovrebbero essere assorbite dai comuni. Si tratta, tuttavia, di una scelta palesemente grossolana e criticabile.

Le funzioni di vigilanza ambientale e venatoria sono tipicamente "di area vasta", cioè, per meglio capirsi, sovracomunali, perché si svolgono in territori ampi, per i quali mal si conciliano gli angusti confini delle mura comunali. Se, poi, come è molto probabile che avvenga, la gran parte dei circa 3.000 poliziotti provinciali da trasferire venisse acquisita dai comuni capoluogo o di grandi dimensioni, ci sarebbe da capire come in territori urbani e industriali si possa efficacemente svolgere la funzione di salvaguardia, prevenzione e sanzione in materia ittico-venatoria e ambientale.

Alla confusione in atto si aggiunge quella delle Agenzie fiscali, che hanno dovuto fare a meno dei dirigenti cooptati tra i propri funzionari interni, a seguito della sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato incostituzionali le norme con cui il Governo Monti aveva inteso salvaguardare l'illegittima prassi di assegnare incarichi dirigenziali a funzionari interni. Per risolvere, ora, la mancanza di centinaia di dirigenti, comincia a farsi strada nel Governo - con ampio ritardo - l'idea di chiamare i dirigenti delle province. Ma pare che le agenzie fiscali abbiano soprattutto necessità di dirigenti tecnici, ingegneri e architetti, cioè esattamente i dirigenti che nella gran parte sono inquadrati nelle funzioni provinciali fondamentali e, dunque, sottratti alla sovrannumerarietà e, di conseguenza, al processo di mobilità verso altre amministrazioni.