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IL CASO/ Quei 20.000 lavoratori che il Governo non sa dove mettere

Pubblicazione:domenica 21 giugno 2015

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Grande è la confusione delle varie riforme riguardanti la Pubblica amministrazione, per prima quella concernente le province. È passato oltre un anno dall'entrata in vigore della legge Delrio e sei mesi dall'approvazione della legge 190/2014, le due norme che regolano la riforma delle province. È sotto gli occhi di tutti, però, che la riforma non ha prodotto nessuna razionalizzazione dell'ordinamento locale, nessun risparmio, nessuna riduzione di tasse, nessun risultato percepibile. A parte quello del caos creato e della condanna certa delle province e delle stesse città metropolitane neonate al dissesto finanziario.

Tra gli effetti negativi più rimarchevoli della complessiva manovra è la circostanza che la legge 190/2014 dà 24 mesi di tempo per la ricollocazione dei circa 20.000 dipendenti provinciali soprannumerari, ma ne sono passati già sei senza che sia partito in modo efficace il delicatissimo processo di trasferimento del personale provinciale e, soprattutto, delle funzioni. In sostanza, mentre le norme della legge 190/2014 restano disapplicate e quelle della legge Delrio risultano sostanzialmente abolite proprio dalla legge 190/2014, si va a tentoni.

Quasi la metà del personale provinciale da trasferire, circa 7.500 dipendenti, opera presso i servizi per il lavoro. La circolare congiunta 1/2015 del ministero delle Riforme e del ministero degli Affari regionali, ha immaginato - senza che vi sia alcuna base legislativa - che detto personale risulti inserito in un percorso di trasferimento "dedicato", perché destinato all'Agenzia nazionale per l'occupazione. Ma ormai tutti hanno capito quello che era già chiaro mesi fa: l'agenzia non nascerà affatto in tempi brevi. 

Prevista in termini astratti dalla legge 183/2014 (il cosiddetto Jobs Act), è stato appena approvato in prima lettura dal Governo il decreto legislativo che la deve istituire. Tuttavia, occorrerà aspettare quasi metà dell'estate perché il decreto entri in vigore. Poi, ci vorrà non meno di un anno per adottare tutti i regolamenti e decreti necessari per far sorgere l'agenzia. È, dunque, ormai quasi impossibile che il passaggio dei 7.500 dipendenti provinciali avvenga prima della scadenza del 31/12/2016, decorsa la quale sarebbero destinati alla "disponibilità", una sorta di cassa integrazione che dura 24 mesi e conduce al licenziamento.

Il Governo, consapevole che ormai i tempi tecnici per traghettare i servizi per il lavoro e i loro dipendenti dalle province all'Agenzia non ci sono più, col cosiddetto "decreto enti locali" prova a giocare la carta dell'assegnazione delle funzioni alle regioni, nelle more della costituzione dell'Agenzia, che intanto nascerebbe limitandosi ad assorbire qualche dipendente del Ministero del lavoro, dell'Isfol e di Italia Lavoro.

Per coinvolgere le regioni, lo Stato mira ad attirarle con la sottoscrizione di apposite convenzioni di gestione dei servizi, per effetto delle quali erogherebbe una somma non superiore a 140 milioni l'anno per due anni, 70 dei quali tratti dal fondo di rotazione per la formazione professionale, a sua volta finanziato dal Fondo sociale europeo. Questo è uno dei punti debolissimi dell'idea: l'Ue vieta di utilizzare i fondi europei per pagare i servizi ordinari per il lavoro.


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