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Economia e Finanza

BANCHE E POLITICA/ Le "bugie" e i buoni propositi sulla bad bank

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Una forbice che si sta riducendo grazie alla ripresa del mercato immobiliare e alle migliori prospettive economiche, motivo per il quale la fretta è cattiva consigliera e si producono più annunci di soluzioni (a cui i titoli bancari reagiscono positivamente), che non soluzioni definitive.

Per finire può essere utile scavare nella torta dei buoni propositi con cui giustificare l'intervento statale, basato su tre equazioni: 1) senza credito l'economia non riparte, 2) solo togliendo le sofferenze dai bilanci delle banche il credito può ripartire e 3) le banche ripulite dalle sofferenze sono più attraenti per gli investitori istituzionali. A prima vista una costruzione logica, ma per chi conosce i meccanismi finanziari non del tutto convincente. 

Prima di tutto affermare che le imprese italiane sono troppo indebitate, opinione del governatore Visco, e poi invocare nuovo ampio credito sembra incoerente. Le imprese italiane devono accettare l'idea di sostituire debito con capitale se vogliono davvero ripartire. In secondo luogo, le banche possono concedere nuovo credito anche portando e gestendo il carico di sofferenze, tanto è vero che Intesa SanPaolo e Unicredit lo stanno facendo, recintando i crediti dubbi e rinunciando pubblicamente a entrare nella bad bank. La bugia serve alle banche medie e piccole che hanno "scordato" di fare accantonamenti adeguati per anni e sperano in un aiutino. Quanto agli investitori istituzionali sono stanchi di indovinare quale sia il reale valore degli attivi di bilancio e da anni penalizzano i titoli bancari italiani dubitando dei numeri di sofferenze e inadempienze probabili. Gli investitori attendono la pulizia e la trasparenza per comprare i titoli, intascare plusvalenze il più rapidamente possibile cavalcando la prima fase del recupero borsistico, senza pensare a diventare azionisti di lungo periodo, com'è insito nella loro volatile natura. Non sarebbe meglio preoccuparsi di azionisti stabili per il futuro delle banche italiane? Non sarebbe equo applicare alle banche lo stesso cinismo darwiniano espresso dai banchieri agli imprenditori: "chi perde e non ha futuro deve scomparire dal mercato"? 

Perché la legge economica è uguale per tutti e nel resto del mondo le banche possono fallire quando sbagliano troppo. Alcune banche - fortunatamente poche - non meritano di nascondere i loro drammatici errori nella generosa pancia pubblica che sta arrivando in soccorso.

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