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Economia e Finanza

BANCHE E POLITICA/ Le "bugie" e i buoni propositi sulla bad bank

Negli ultimi mesi si continua a parlare di una bad bank italiana che possa aiutare le banche alle prese con i crediti in sofferenza. Il commento di FABIO BOLOGNINI

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La storia della "banca cattiva" (traduzione dall'inglese "bad bank") sta diventando un tormentone, per il tempo in cui si trascinano annunci anche ufficiali, e infastidisce chi vede nel ruolo dello Stato un nuovo ingiustificato favore al settore bancario.

Due passi indietro necessari per spiegare in modo semplice l'argomento: la bad bank è una scatola giuridica (banca, fondo, veicolo societario) che dovrebbe avere soci e capitale per acquistare e separare dalle banche italiane una parte rilevante dei quasi 200 miliardi di prestiti in sofferenza accumulati a velocità straordinaria dal 2010 a oggi. Non è un'idea innovativa perché è già stata utilizzata nel periodo della crisi da altri paesi, in particolare Irlanda e Spagna, per risolvere gravissime crisi bancarie causate dal crollo dei prezzi nel settore immobiliare finanziato a occhi chiusi dalle banche. 

I difensori del progetto bad bank italiana, incluso il Mef, affermano che il caso italiano è diverso dai precedenti e spiegano che il trasferimento delle sofferenze dalle banche a un veicolo di smaltimento graduale avrà l'effetto immediato di sbloccare il credito all'economia.

Va spiegato anche che la situazione si è complicata per una catena di errori commessi dagli stessi protagonisti. A cominciare dalla sottovalutazione prolungata degli accantonamenti a fronte delle sofferenze, ispirata dalla protezione dei rapporti con gli azionisti (forti o popolari) e l'implicita continuità dei vertici; una sottovalutazione emersa prima da richiami ispettivi della Banca d'Italia, più recentemente dalle valutazioni della Bce su tutte le banche, che hanno innescato molti aumenti di capitale a copertura. Per continuare con il ritardo (rispetto agli spagnoli) nel varare il progetto bad bank italiano, la cui unica ragione era il timore dei banchieri e dell'Abi di creare panico nella clientela, fustigata di recente persino da Il Sole 24 Ore: «Per anni i Governi si sono gongolati nel ritornello: !Le banche italiane sono sane". La realtà è che questo atteggiamento ha prodotto effetti devastanti sull'economia del Paese». Per chiudere con la bassa qualità di gestione delle sofferenze, lasciate a fermentare con processi di recupero lentissimi e poco innovativi, mai pensati per rimettere in equilibrio le imprese morose.

Il combinato disposto di sottovalutazioni, ritardi e bassa innovazione finanziaria ha portato il sistema bancario ad attendere un treno già passato tre anni fa e su cui sono saliti altri paesi risanando in questi anni le loro banche malate. Purtroppo, il prossimo treno che passa è guidato dalla Comunità europea e dalla vigilanza Bce, che hanno nuove regole che vietano aiuti alle banche dalla mano pubblica. Esperti del ministero dell'Economia, della Banca d'Italia e consulenti aggregatisi nel tempo lavorano da mesi, facendo e rifacendo progetti che vengono smontati da Bruxelles, a cui non garba vedere nella banca cattiva la garanzia dello Stato, anche se pagata dalle banche (stesso principio dei Tre-Monti bond). Garanzia indispensabile per chiudere la forbice tra i valori (alti) a cui le banche scrivono in bilancio le sofferenze e i prezzi più bassi a cui il mercato delle sofferenze è disposto a pagarle.