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FINANZA E POLITICA/ La sentenza sulla PA può riaccendere lo scontro Italia-Ue

Per ANTONIO MARIA RINALDI, per fortuna esiste ancora una Costituzione che ci consente di decidere, anche se il progetto dell’euro passa dallo smantellamento delle Costituzioni nazionali

La sede della Corte costituzionale La sede della Corte costituzionale

È attesa per oggi la sentenza della Corte costituzionale che si troverà a decidere sulla legittimità del blocco dei contratti dei dipendenti della Pubblica amministrazione. Dopo la vicenda del congelamento dell’indicizzazione delle pensioni previsto dalla legge Fornero, questa volta l’Avvocatura di Stato si è mossa in anticipo, facendo sapere alla Corte quanto verrebbe a costare alle casse pubbliche una nuova sentenza di illegittimità. Per gli arretrati relativi al periodo 2010-2015, il governo si troverebbe a pagare 35 miliardi di euro. Mentre dal 2016 in poi i costi sarebbero pari a 13 miliardi l’anno. Abbiamo chiesto un commento ad Antonio Maria Rinaldi, professore di Economia internazionale all’Università di Chieti-Pescara.

Professore, per i bilanci del nostro Paese è in arrivo un’altra mazzata?

Per chi non se ne fosse ancora accorto, l’Italia fa parte di un accordo monetario il quale prevede degli specifici vincoli esterni. Questi ultimi si concretizzano nella non possibilità di determinare in modo autonomo le poste di bilancio. Quando i governi fanno promesse nei confronti di capitoli di spesa, poi devono fare letteralmente i conti con le imposizioni di Bruxelles. Lo stesso copione vale per Regioni, Province e Comuni. Il blocco dei contratti della Pubblica amministrazione rientra in quest’ottica.

Nel momento in cui l’Italia fa parte dell’Ue, non trova normale che debba rispettarne i vincoli?

Il punto è che i vincoli europei, sempre più stringenti da quel 7 febbraio ’92 in cui è entrato in vigore il trattato di Maastricht, non hanno mai fatto i conti con la Costituzione italiana, né tantomeno con la nostra legislazione. È il caso della rivalutazione delle pensioni “evirata” dalla legge Fornero. Una misura improvvida che, dopo la recente sentenza della Corte costituzionale, ha letteralmente messo nei guai il governo italiano. Lo stesso vale per la sentenza della Consulta attesa oggi.

Lei che cosa si aspetta per oggi?

Assisteremo a una nuova puntata dello spettacolo cui abbiamo già assistito sulle pensioni, con la possibilità che la Corte determini di fatto lo sblocco dei contratti della Pa. D’altronde l’Italia ancora gode di un residuale di sovranità che le consente di non dover recepire a occhi chiusi le direttive europee in termini di bilancio. I vincoli Ue ci sono, ma se sono in contrasto con la legislazione e con la Costituzione italiana non devono essere applicati.

In che modo possiamo opporci a Bruxelles?

Per nostra fortuna esiste ancora una Costituzione che ci consente di decidere in modo autonomo e non secondo le logiche e i vincoli Ue. Anche in altri Paesi a noi vicini, come la Germania, le varie Corti costituzionali svolgono una funzione molto importante se non determinante. Non a caso il progetto perseguito della sostenibilità della moneta unica e delle sue regole passa attraverso lo smantellamento delle Costituzioni nazionali.

Qualora la sentenza sbloccasse gli stipendi, lo Stato italiano dovrebbe aprire un contenzioso con l’Ue?