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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Grecia, 6 "istruzioni" per capire il tira e molla con i creditori

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Terzo, nonostante l'entusiasmo del mattino, nelle sale trading di buon'ora già circolavano due report, uno di Societe Generale e l'altro di Goldman Sachs che spegnevano non poco gli entusiasmi rispetto alla possibilità che il "piano definitivo" fatto arrivare a Bruxelles da Atene potesse risolvere una volta per tutte il caso greco. Per la banca francese, infatti, senza un terzo programma di salvataggio da 60-80 miliardi di euro per i prossimi tre anni nulla sarà stabilizzato e il rischio di Grexit resterebbe nei monitor a ogni minimo accenno di crisi, mentre per quella statunitense non solo un accordo sarà possibile solo dopo l'introduzione di controlli sui capitali, un default tecnico sulle scadenze con il Fmi e l'emissione di Iou, ma «il danno risultante dalla rottura dell'integrità dell'euro non potrebbe essere sanato solo con politiche monetarie». Al netto di questo mi chiedo, perché tante manine ieri mattina compravano euro e titoli azionari Usa e vendevano franchi svizzeri con il badile? Chissà. 

Quarto, se la situazione greca è rimasta innescata come una bomba a mano senza spoletta per gli ultimi 5 anni è perché qualcuno ha voluto "calciare in avanti la lattina", come si dice in gergo, e nascondere la testa sotto la sabbia fino a quando i mercati non hanno ricominciato a mandare pericolosi segnali di impazienza e tensione. Di più, chiunque - dall'Ue al Fmi - abbia venduto alla gente il fatto che con i vari salvataggi raffazzonati di questi anni la situazione greca - e più in generale, quella europea - era risolta, è in cima alla lista dei responsabili del disastro che si è sostanziato negli ultimi mesi. Guardate il grafico a fondo pagina se non ci credete, ci mostra come, dopo il 2010, il Pil greco sia crollato molto ma molto più di quanto previsto nei programmi di aggiustamento, con il Fmi in testa alla classifica degli incapaci cronici. Insomma, si è applicata la ricetta sbagliata su un'economia che era già alle soglie del collasso totale. 

Quinto, c'è qualcosa di strano in quanto è accaduto nell'ultimo mese e mezzo e mi riferisco alla crescita esponenziale delle fughe di capitali dagli istituti bancari greci. Al netto del terzo aumento delle disponibilità Ela alla Grecia operato dalla Bce ieri mattina, stando a calcoli di JP Morgan le banche greche nel loro complesso hanno collaterale eligibile per 121 miliardi di euro (38 miliardi in bond Efsf, 8 miliardi in securities governative e 75 miliardi di cosiddetti "credit claims") e con l'aumento dei fondi Ela di venerdì l'ammontare totale dei denaro preso a prestito dalla Grecia sale a 125 miliardi. Cosa significa questo? Che se i calcoli di JP Morgan sono giusti e il collaterale eligibile della banche greche è già andato esaurito due settimane fa o sta per esaurirsi ora, ci sono solo due vie: continuare a pompare soldi tramite l'Ela o imporre subito controlli sul capitale già dal giorno dopo, bloccando i bancomat dall'erogazione di euro freschi di stampa. Caso strano, ieri l'edizione on-line del Financial Times riportava la dichiarazione anonima di un direttore di banca in base alla quale nel weekend appena trascorso dai bancomat sono stati ritirati 400 milioni di euro ulteriori, portando l'emorragia da venerdì a domenica a un totale di 2 miliardi di euro. E cosa hanno deciso le banche, in via "non ufficiale"? Limite di prelievo allo sportello a 3mila euro. Insomma, un prodromo di controlli di capitale sulle banconote stampate con tanta urgenza dalla Banca centrale greca.