BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SPY FINANZA/ Grecia, 6 "istruzioni" per capire il tira e molla con i creditori

Infophoto Infophoto

E qui è il problema reale, poiché stando a Barclays durante lo stesso arco di tempo nel quale le banche elleniche hanno perso 30 miliardi di euro in depositi, le banconote in circolazione in Grecia sono cresciute per un controvalore di 13 miliardi di euro. Già, perché la gran parte delle fughe di capitali sono avvenute attraverso il contante, il cui uso è cresciuto in Grecia del 44% dalla fine dello scorso anno. E come ci mostra il primo grafico a fondo pagina, a fronte di 30 miliardi di depositi spariti tra la fine di novembre 2014 e aprile di quest'anno, le banconote in circolazione in Grecia sono cresciute di 13 miliardi di euro: insomma, per tamponare la fuga la Bank of Greece ha letteralmente stampato denaro. Il problema è che quelle banconote stampate in eccesso rappresentano una liability della Grecia verso il resto dell'eurosistema e quindi vanno aggiunte al bilancio negativo di Atene presso il programma Target2 della Bce, il quale determina l'esposizione totale dell'eurozona al rischio ellenico. 

Bene, come ci mostra il secondo grafico, alla fine di aprile le liabilities nette relative all'allocazione di banconote erano pari a 16,2 miliardi di euro, mentre il bilancio di Target2 era negativo per 99 miliardi di euro. Quindi, l'esposizione totale dell'eurosistema alla Grecia è di circa 115 miliardi di euro. Ma, inserendo nel calcolo il calo dei depositi, il maggior utilizzo delle banconote e l'aumento dei finanziamenti da parte dell'eurozona a maggio, oggi quella cifra dovrebbe essere già attorno a quota 125 miliardi. E qui, la mia domanda e il mio dubbio. Tutti sanno che chi vanta il credito maggiore all'interno di Target2 è la Germania attraverso la Bundesbank e quindi, di fatto, ogni liability di un membro verso l'eurosistema è una liability verso Berlino. Sarà per questo che la Merkel continua a dire che un accordo è possibile e che bisogna lavorare ancora con Atene, tramutando il vertice di ieri da "giorno della verità" in ennesimo e speranzoso rinvio? E sarà ancora per questo che qualcuno ha sposato la tesi di Mario Draghi, il papà di Target2, come "facilitatore" interessato delle fughe di capitali per piegare la resistenza di Tsipras e Varoufakis? Chissà. 

Sesto e ultimo, perché l'America preme così tanto per un accordo tra creditori e governo greco? Direte voi, sarà esposta. Guardate l'ultimo grafico, il quale ci mostra le detenzioni di titoli azionari greci tra gli investitori stranieri. Come vedete, stando a dati dell'Athens Stock Exchange, il 59% del mercato azionario greco è in mano straniera (e già questo la dice lunga), con gli statunitensi a fare la parte del leone con il 25% del totale. Un'esposizione pari a 5,7 miliardi di dollari, ovvero pari al valore di Borsa della Dunkin' Brands Group, azienda che produce le mitiche ciambelle tanto amate da Homer Simpson e che è quotata sull'indice S&P Midcap 400 di Wall Street. Vi pare un rischio sistemico? 

Tanto più che gli investitori statunitensi stanno continuando a comprare titoli azionari greci, anche dopo che il mercato è cominciato a calare per il riacutizzarsi della crisi: un Etf che traccia azioni elleniche ha visto inflows per ogni settimana da inizio anno e anche la scorsa ha visto entrare nel mercato greco flussi per 9,5 milioni di dollari. Da inizio anno alla fine della scorsa settimana l'indice benchmark greco, l'Ase, è sceso del 17%, portando il valore del mercato azionario ellenico a una capitalizzazione di 36 miliardi di dollari. Ovvero, il valore di Yahoo! da sola! Ma di cosa stiamo parlando?! Gli Usa premono solo in chiave anti-Putin, vogliono evitare che una Grecia disperata finisca per cedere alle lusinghe di Mosca, piuttosto che sottostare ai diktat della troika. Tutto qui. È una pantomima, brutta e sleale. Soprattutto perché a pagarla sono soprattutto i cittadini greci, sulla loro pelle, prima dei mitologici "mercati".