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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Grecia, 6 "istruzioni" per capire il tira e molla con i creditori

Ancora non è chiaro come evolverà la crisi greca. MAURO BOTTARELLI prova a elencare alcuni punti fermi per capire se siamo di fronte a inettitudine o a malafede

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Nel momento in cui questo articolo veniva inviato in redazione per essere impaginato, sul caso greco non c'erano ancora certezze. L'ottimismo di ieri mattina già all'ora di pranzo era stato attutito dalle dichiarazioni molto caute di alcuni esponenti politici di primo piano e, sostanzialmente, i mercati hanno navigato a vista in attesa di qualche novità reale che, tanto per cambiare, è attesa del prossimo Eurogruppo che verrà indetto in settimana. Per l'ennesima volta si è deciso di non decidere nulla, invocando la necessità di studiare dettagli tecnici e altre amenità del genere. Come questi cialtroni che dovrebbero governare l'Europa possano non vergognarsi della loro inettitudine è davvero qualcosa che detta sconcerto. Ma si tratta di inettitudine o di malafede? Vediamo, perché qualche punto fermo è il caso di metterlo. 

Primo, come vi avevo detto sabato, l'aumento da 1,8 miliardi della disponibilità Ela alla Grecia da parte della Bce di venerdì non è stato sufficiente, bruciato il giorno stesso dai prelievi per oltre 1,2 miliardi di euro dei cittadini ellenici, ma le banche ieri erano aperte e i bancomat funzionanti. Il perché però è presto detto: la Banca centrale europea ha ampliato un'altra volta il tetto della liquidità di emergenza alle banche greche, terzo aumento in sei giorni. Lo riferiva una fonte bancaria, senza precisare l'ammontare dell'aumento, ma sottolineando che, se necessario, il consiglio di Francoforte era pronto a tornare a riunirsi, come fatto ieri mattina in teleconferenza, per varare un'altra misura del genere alla luce dell'accelerazione delle fughe di depositi, dato che i correntisti greci hanno ritirato complessivamente circa 4,2 miliardi di euro. Quindi, di fatto, le banche greche sono insolventi e devono il loro finanziamento al 70% ai soldi della Bce. Per quanto? Nel quinto punto che tratterò dopo, lo vedremo. 

Secondo, al netto degli errori e delle bugie - senza scusanti - dei vari governi greci succedutisi negli ultimi anni, quando Alexis Tsipras ha definito l'atteggiamento del Fmi nei confronti del suo Paese "criminale" non ha esagerato. Già, perché sabato, ovvero a poche ore dal meeting fondamentale di ieri per il destino di Atene, la numero uno del fondo, Christine Lagarde, si è permessa di proferire le seguenti parole: «Sono felice di constatare i continui sforzi del governo ucraino per raggiungere un accordo collaborativo con tutti i suoi creditori. Questo è importante perché significa che il Fondo sarà in grado di continuare a supportare l'Ucraina attraverso la sua politica di prestito anche nel caso in cui un accordo negoziato in linea con il programma non sarà raggiunto in tempo utile». A casa mia si chiama ipocrisia, per due motivi. Un messaggio simile è un sottile ricatto, semplicemente perché tanta compiacenza da parte del Fondo l'Ucraina non l'ha ottenuta per la sua volontà negoziale, ma perché ha già offerto - anzi, gli è stata requisita nottetempo - la sua garanzia per quei prestiti quando ha visto sparire le sue 112,5 tonnellate d'oro, finite negli Usa non si sa dove. Come dire, se Tsipras mettesse sul tavolo le sue riserve auree - controvalore di circa 4 miliardi di dollari - allora la politica degli ultimatum finirebbe. Inoltre, anche un bambino - stante gli sviluppi nel Donbass - capirebbe che l'appeasement del Fondo verso l'Ucraina è parte di una politica dichiaratamente anti-russa, visto che l'avvicinamento recente tra Putin e Tsipras e la firma di alcuni accordi commerciali bilaterali. Insomma, se sei un governo golpista ma burattino di cui Washington tira i fili, va tutto bene, altrimenti ti massacriamo.