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DALLA GRECIA/ Le "brutte sorprese" ancora possibili per Tsipras

Pubblicazione:mercoledì 24 giugno 2015

Alexis Tsipras (Infophoto) Alexis Tsipras (Infophoto)

Sono trascorsi cinque mesi, molti aggettivi che accompagnavano la parola "accordo" sono stati messi a riposo. La "linea rossa" è stata superata dai numeri proposti da Atene, ma ancora oggi evocata come un "successo" del governo. La "soluzione politica" non ha dato i risultati sperati perché i creditori, come da tradizione, esigono numeri e tabelle. Cinque mesi in cui l'economia ha voltato in recessione, se proprio non si è congelata in attesa di una prospettiva. In pratica, tutti i sacrifici fatti dal 2012 a oggi sono stati mortificati e si ricomincia con un altro periodo di austerità, meglio vita austera. 

C'è da chiedersi che cosa resterà di questa partita nella memoria collettiva: la riduzione del potere di acquisto, un'eguale pressione fiscale,  oppure il dato che questa volta è stata la Grecia a presentare le misure necessarie, mentre i governi precedenti hanno subito le imposizioni della Troika. Dipenderà da come il governo saprà "vendere" questi nuovi sacrifici e di come la società giudicherà l'azione di governo. Il primo banco di prova (magari confortato da sondaggi) sarà in autunno, quando arriveranno le cartelle delle tasse. Certamente il modello delle trattative è diverso, ma il risultato non cambia. 

Anzi, inizia un periodo ancora più difficile di quello che è terminato con le elezioni del 25 gennaio. Una data che ha segnato la sconfitta del populismo di destra di Antonis Samaras (l'ex primo ministro) e la nascita del populismo di sinistra di Alexis Tsipras. Entrambi hanno rifiutato le proposte degli europei e del Fmi provocando una ferita profonda nell'economia. Il primo sbaglio è stato commesso nel dicembre 2014. La Grecia allora aveva la possibilità di chiudere l'accordo e il secondo Memorandum. Le proposte di Atene (tagli di 900 milioni, mentre la Troika ne voleva per 1,5 miliardi) erano una buona base per discutere un compromesso. Ma Samaras ha preferito scegliere di iniziare le votazioni per la carica di Presidente della Repubblica, sostenendo che il governo non era in grado di controllare la sua maggioranza nel caso di una votazione di quelle misure di tagli. Ma fu anche costretto dall'intuizione che gli amici europei lo avevano "scaricato", preferendo voltare pagina nei rapporti con Atene e sperando che il giovane Tsipras sarebbe stato un interlocutore più serio e forse più malleabile. Tsipras, da parte sua, poteva invece accettare la quinta valutazione prevista dal secondo Memorandum per poi archiviarlo. Nel frattempo ricevere i 7,2 miliardi previsti e con la garanzia della Bce emettere altri buoni del tesoro. Ma, come ebbe a dichiarare Varoufakis, "noi non chiediamo soldi". 

Tsipras non poteva arrivare a queste decisioni tanta era ancora la narcosi delle promesse elettorali. Doveva prima fare i conti con i suoi "compagni" che per gli ulteriori cinque mesi lo hanno bombardato di proposte strampalate. Dovrà ancora fare i conti con molti di loro dalla prossima settimana, ad accordo concluso. Che sia un'estensione semestrale dell'attuale programma di bailout o un accordo definitivo, come chiede Atene, la prospettiva per molti "syrizei" non cambia. Per loro (10-13, la maggioranza è di 162 voti), sotto attacco dalle pagine di "Epochì" vicino a Tsipras che lancia accuse del tipo: siete dei "bolscevichi", questo accordo non è "votabile". Una voce dalla sinistra: "Le persone responsabili delle trattative si muovono all'interno di un quadro che è determinato dalla Commissione centrale del partito". Di conseguenza, è vero che i negoziatori hanno una libertà nell'assumere decisioni, "ma ciò non dovrebbe essere interpretato come se avessero un assegno in bianco dal partito. Né ognuno di loro, né Tsipras". 


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