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SPY FINANZA/ Lo "schianto" della Grecia che conviene a Draghi e all'Ue

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Mi spiego meglio e per farlo comincio da un dato: nelle sale trading non solo vige ottimismo rialzista, ma ormai si guarda al rischio contagio da un eventuale default greco come a un passeggiata nel parco. Per Holger Schmieding, capo economista alla Berenberg Bank di Londra, «non siamo più nel 2011 o 2012, abbiamo a disposizione sia il meccanismo Omt che il Qe della Bce per prevenire turbolenze serie. Sospetto che se le tensioni sui mercati crescessero alla Bce potrebbero operare front-load con acquisti di bond governativi all'interno del programma di stimolo esistente. E se questo non bastasse, si potrebbe aumentare il volume degli acquisti del Qe, al fine di contrastare i pericoli per la stabilità dei prezzi. Insomma, la Bce questa volta può davvero porre in essere un approccio "whatever it takes" se gli spread dovessero crescere al di sopra di un valore giustificabile dai fondamentali dei vari Paesi». 

Ora, azzardiamo uno scenario. Non è che un default greco è esattamente quanto serve alla Bce per schiantare l'euro al ribasso sul dollaro e avere l'alibi per aumentare gli acquisti, abbassando i rendimenti eligibili all'acquisto e ampliando anche le asset classes da acquistare, magari partendo dagli Etf come la Bank of Japan? Ricorderete come settimana scorsa vi abbia dimostrato che la Bundesbank sta comprando Bund con scadenze sempre più basse, di fatto sabotando la portata del Qe attraverso l'indebolimento del canale di bilanciamento del portafoglio della Bce. Il nodo, all'epoca, era il rendimento del Bund, passato da 0% a 1% in un mese o poco più e capace di portare Mario Draghi a dichiarare che «bisogna abituarci a periodo di alta volatilità». Di più, l'operatività della Bundesbank su maturities più brevi è di fatto la ragione principale per cui, nonostante le turbolenze greche, l'euro è rimasto di fatto fermo nel cross sul dollaro in area 1,14, anche in questo caso parecchio più in alto dell'1,05% di aprile. 

Eccoci quindi alla tesi azzardata, la quale però assume i contorni di manovra dietro le quinte visto che ad avanzarla è l'ultimo report di Goldman Sachs, ex datore di lavoro di Mario Draghi. Guardate il primo grafico a fondo pagina, ci mostra come partendo da una prospettiva economica, la svalutazione interna posta in essere dal governo greco negli anni della cosiddetta austerity per recuperare competitività e crescita sia servita a poco o nulla, visto che non ha le caratteristiche di una vera e propria svalutazione monetaria. Non a caso, il Pil greco è tornato negativo nel primo trimestre di quest'anno. Ma c'è un'altra dinamica, più interessante, racchiusa nel secondo grafico, la cui didascalia potrebbe essere "La Grecia va distrutta per poter essere poi salvata e, insieme a lei, tutta l'Ue". 

Il perché è presto detto, visto che Goldman Sachs definisce il potenziale default greco "il catalizzatore per la parità tra euro e dollaro". Il grafico lo mostra bene e GS lo spiega così: «La Bce, anche attraverso la Bundesbank, entrerebbe subito in gioco per evitare il contagio. Noi stimiamo che subito dopo la dichiarazioni di default da parte di Atene il cross euro/dollaro calerebbe di tre figure e la conseguente accelerazione del Qe potrebbe portarlo a calare di altre sette figure nelle settimane successive, arrivando pressoché alla parità con il dollaro». Insomma, un contagio limitato che però garantirebbe alla Bce di ottenere due risultati in uno: euro in parità col dollaro, quindi export che esplode, e un alibi per aumentare il volume e gli assets di acquisto del Qe.