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CRISI GRECIA/ Forte: la Merkel vuole solo allungare di un anno l'agonia di Atene

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Alexis Tsipras e Angela Merkel  Alexis Tsipras e Angela Merkel

La Germania ha adottato da tempo una teoria estremamente dannosa per l’Ue. La strada normale per risolvere questa crisi consisterebbe nell’approvare delle norme europee, per stabilire che tanto le pensioni quanto i contratti di lavoro devono seguire determinate regole. In questo modo si completerebbe il mercato unico, si attuerebbero le riforme e si taglierebbe la spesa.

 

Perché questa soluzione non si è affermata?

La Germania sostiene da tempo il diritto dei Paesi membri a non accettare regole comuni di economia di mercato e di buona finanza pubblica, perché non vuole creare un precedente che finirebbe per essere scomodo per gli stessi tedeschi. Al posto di queste regole comuni Berlino continua a proporre dei contratti bilaterali ai Paesi eurodeboli, in base a cui si concedono dei prestiti a condizione che i loro governi realizzino le riforme. È una posizione che non ha alcun senso, perché senza regole uguali per tutti non si può rimanere in un unico mercato.

 

Quindi la crisi greca nasce dalla posizione intrinsecamente contraddittoria della Germania?

Sì. Basterebbe una riunione dei ministri delle Finanze europee in cui si decidessero le regole a maggioranza. Le regole comuni non sono state adottate nell’illusione che il vincolo monetario avrebbe indotto i singoli Paesi a fare le riforme. Al momento dell’entrata in vigore dell’euro Italia e Grecia non erano mature, perché non avevano ancora adottato le necessarie riforme. Applicare le regole di Maastricht sul rapporto debito/Pil, senza nello stesso tempo stabilire regole altrettanto rigorose sul debito pensionistico, è infatti un controsenso.

 

(Pietro Vernizzi)



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