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Economia e Finanza

SPILLO/ Grecia, il "Nuovo Cinema Inferno" dell'eurocrazia

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Non è né uno scandalo - perché mai? -, né lesa maestà, perché l'euro non deve essere la vacca sacra e infatti i mercati stanno già aggiustando il tiro, si badi, ancor prima delle dichiarazioni di Draghi, sempre più vicine a un genere letterario che a un processo strategico di riassestamento. Questo è un altro test non banale: i mercati se ne fregano, alla fine. Perché solo in questo angolo di mondo pensiamo che tutto sia attaccato all'euro, che non è neanche una moneta, e tutto il resto è out; in realtà, altrove, i mercati sono competitivi e il Far East viaggia che è una meraviglia. Solo noi annaspiamo e condiamo questa crisi finanziaria con altre pietanze avvelenate come la distruzione del matrimonio, l'imposizione dell'ideologia del gender e il relativismo assoluto come nuovo mandato politico della distruzione. Così, non c'è partita e l'Europa è semplicemente morta.

La Grecia lo sa e gioca al tanto peggio, tanto meglio, seguendo la variabile della teoria dei giochi, secondo la quale quando il rischio si alza all'eccesso, avanti tutta, tanto non c'è più niente da perdere e coinvolgere tutti gli altri è sempre un vantaggio per chi sta peggio.

Last but not least, l'Europa marca stretto la Grecia sulle pensioni e sull'Iva, cioè strangola il mercato e la già devastata domanda interna, chiedendo poi al morto di respirare e mettersi a ballare il tango a ritmi vorticosi. Ma qui del tango rimane solo il casché. Con la dama a boccheggiare, non per amore. Si tratta di materia che l'eurocrazia allo stato terminale non dovrebbe neanche toccare, invece ci va giù duro, riducendo la sovranità nazionale a racconti di reduci noiosi. Tutto eterodiretto, come nei più compiuti schemi neototalitari. È il totalitarismo morbido descritto da Augusto Del Noce. 

C'è un trait d'union fra l'Argentina e la Grecia: il secco rifiuto della morsa del Fmi. Non ci sono angeli in Paradiso, sia chiaro, Tsipras non somiglia a un cherubino, e Varoufakis non è uno staretz illuminato, come la Kirchner non è la Thatcher, ma di sicuro dalle parti di Bruxelles il meglio c'ha la rogna, come si dice a Roma, che di rogna e rogne se ne intende, basta seguire la cronaca, che ci documenta ciò ogni giorno.

No, l'Europa non è il paradiso, men che meno quello perduto, essendo il prodotto più perfetto del perfettismo di cui parlava, assai male, Rosmini e del costruttivismo che Hayek riteneva essere la peste della politica e della cultura. Questo è e non altro. Ogni altra considerazione non potrà che essere di natura squisitamente "tecnica", sui costi, le misure e le naturalmente sbandierate "riforme" - da noi anche questo è diventato un genere pop-letterario, assai coltivato a Palazzo Chigi -, ma all'inferno non si seguono dettami tecnici, lì è tutto chiaro e destinato al nulla, e il diavolo, si sa, veste Prada.

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