BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

SPILLO/ Grecia, il "Nuovo Cinema Inferno" dell'eurocrazia

L'eurocrazia, con i suoi tecnicismi, i suoi parametri, ha trasformato l'Ue in un inferno. La prova, dice RAFFAELE IANNUZZI, l'abbiamo anche da quanto sta accadendo in Grecia

InfophotoInfophoto

"Nuovo Cinema Paradiso", grande film di Giuseppe Tornatore, Oscar al miglior film straniero nel 1988. No, non sono fuori tema, e la questione non è il cinema, ma l'Europa. Ecco perché non sono fuori tema: l'Europa è il Nuovo Cinema Inferno. Parola di Bettino Craxi: "Si presenta l'Europa come una sorta di Paradiso terrestre. Ma l'Europa per noi sarà nella migliore delle ipotesi un limbo e nella peggiore delle ipotesi un inferno". Quattro anni dopo il gran film di Tornatore, ecco arrivare Maastricht, 1992, nel pieno di un golpe mediatico-giudiziario ai danni dell'unica classe dirigente italiana in grado di chiedere la modifica di quel trattato. Sarà un caso? Lo escluderei, il caso è sempre il dio degli imbecilli. 

Direi che la seconda ipotesi elencata da Craxi sia il nostro presente: l'Europa è un inferno. Un colossale fallimento della politica che, perdendo se stessa, si attacca alla contabilità e alle procedure, fornendo così l'ennesima dimostrazione della forza devastante della profezia che si auto-avvera. Craxi diceva il vero: tutto inscritto nel DNA di questa Europa. Oggi traiamo solo le conseguenze di questa gigantesca prova di restaurazione di un ordine sovranazionale all'indomani di una sanguinosa guerra e con la Germania a far di conto per salvarsi la coscienza. Le chiacchiere stanno a zero, siamo arrivati al capolinea, inscritto, ripeto, nel corpo stesso di questo progetto neo-totalitario.

Verifichiamo questa lettura della realtà attraverso i fatti della Grecia. Atene paga lo scotto di una classe dirigente che l'ha condotta allo sfascio, certamente, ma nella cornice di un progetto demenziale e costruttivistico, l'eurocrazia divenuta gestione tecnico-amministrativa a prescindere, di cui oggi si vedono i nefasti risultati. Quando Tsipras attacca il Fmi oggi non fa altro che dire all'Europa intera, indirettamente: il re è nudo. Per tutti, non solo per la Grecia, ecco il punto.

Perché l'accordo non si trova sulla vicenda greca? Ma è ovvio: perché non lo si può trovare, stando le cose come stanno. Con un'Europa che annaspa, non ha visione, pasce le sue commissioni sul cadavere di un'economia ormai sempre più regionale che non riesce a stare in piedi neanche col traino del rapporto commerciale con gli Usa che, anzi, al contrario, hanno fomentato le nefaste sanzioni alla Russia, ormai universalmente note come la nostra iattura nazionale, non c'è niente da fare. Il tavolo è virtuale. Tsipras lo sa e Varoufakis, idem. 

Quest'ultimo afferma: non c'è nessun altro piano. Certo, perché qualunque piano non andrà mai bene e la strategia della rassicurazione non ha retto la variabile, sempre con la coda lunga, del tempo. Tutto qua. Chi dice: la situazione è complessa, non coglie che la complessità deve essere ridotta, e che, adeguatamente ridotta, essa conduce a un solo esito: la Grecia fuori dall'euro.