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SENTENZA CONTRATTI PA/ L'errore di Renzi ci costerà altre tasse

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

In parte sicuramente sì, tanto è vero che lo ha già detto. La riduzione delle tax expenditures, quali detrazioni e deduzioni, è a sua volta un aumento d’imposta. La spending review procede con grande difficoltà, speriamo che riesca a produrre risultati perché il Paese non è in grado di sopportare incrementi ulteriori della pressione fiscale. Le tasse troppo gravose sono uno dei principali problemi del Paese, eppure finora non è stato affatto toccato. All’inizio dell’anno il premier ha annunciato che le tasse non sarebbero aumentate, ma gli italiani ormai si aspettano qualcuno che le riduca e non che le lasci dove sono.

 

Questa sentenza dà ai sindacati un’arma in più nella partita sulla riforma della PA?

In linea di principio potrebbero finire sullo stesso tavolo cose che dovrebbero restare separate, e cioè le questioni organizzative della PA e aspetti strettamente contrattuali. Ancora una volta tutto dipende dal governo, che deve dimostrare la capacità di esaminare i problemi della PA in termini “industriali”. Il governo infatti è il datore di lavoro.

 

Alla luce di questa sentenza i dipendenti del settore pubblico in Italia sono privilegiati rispetto a quelli del privato?

Il segno del privilegio è che la riforma del mercato del lavoro non si applica ai dipendenti pubblici. Capisco che ci sia un dibattito su che cosa significhi che il dipendente pubblico possa essere messo in mobilità. Ma da questo a costruire una tutela granitica del dipendente pubblico ce ne passa. La Pubblica amministrazione offre ai consumatori un prodotto che non è percepito da questi ultimi in modo soddisfacente. A parità di condizioni, qualunque azienda privata aprirebbe un processo di ristrutturazione che comporterebbe necessariamente lo spostamento o la messa in mobilità di alcuni dipendenti.

 

(Pietro Vernizzi)



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COMMENTI
26/06/2015 - Contratti PA (delfini paolo)

Piove? Colpa dei pubblici impiegati! Ovvio,no ?

 
26/06/2015 - Un po' di rispetto - 2 (Giuseppe Crippa)

Sottoscrivo integralmente quanto enunciato da Giorgio Allegri ed anzi aggiungo che se parametrata all’orario effettivo di lavoro la retribuzione della professoressa è certamente più alta di quanto mediamente percepisca un impiegato e spesso anche un quadro del settore privato. Inoltre la decisione sulla sede di lavoro e su eventuali trasferte, anche di lunga durata, spetta unicamente al datore di lavoro e non esistono automatismi e graduatorie come nel settore pubblico. Apprezzo che la professoressa Colombo sia favorevole al DDL in discussione ed ami essere valutata ma non mi pare di aver mai visto in questi mesi professori che prendano questa posizione nelle assemblee sindacali e meno ancora nelle piazze. Come mai?

 
26/06/2015 - Un po' di rispetto (Giorgio Allegri)

Gentile Sig.ra Colombo, senza nulla togliere ai suoi titoli e al suo lavoro, le chiederei di avere solo di avere più rispetto: 1) per chi 1.800 euro al mese non li vede nemmeno con il binocolo; 2) per tutti i lavoratori del settore privato che non hanno subito il blocco dei contratti, ma semplicemente sono stati lasciati a casa, a causa della crisi. Le loro aziende magari non erano indebitate come lo Stato italiano, ma - pensi un po' - hanno dovuto chiudere e licenziare il proprio personale, in molti casi molto qualificato e appassionato al proprio lavoro. Sicuramente avrebbero firmato col sangue pur di avere la stessa retribuzione (o leggermente inferiore) ma non essere lasciati a casa. Quanto al Professor Rossi non dice nulla di anomalo rispetto a quello che avviene o è avvenuto in altri paesi, dove lo Stato, in difficoltà economiche minori di quelle italiane, non ha - tanto per fare un esempio - pagato tredicesime ai dipendenti pubblici o li ha licenziati, senza convocare nemmeno i sindacati. Grazie.

 
26/06/2015 - blocco contratti PA (loredana colombo)

Che il sig. Vernizzi non commenti le idiozie dell'intervistato sig Rossi è una vergogna che sinceramente non mi aspettavo di trovare sulle pagine del Sussidiario. Sono docente di ruolo da 30 anni, ho laurea, master, innumerevoli corsi di aggiornamento... Non arrivo a 1800 euro al mese. Ma lavoro con passione e amerei essere valutata per quello che faccio (e speriamo che la Buona Scuola passi). Perchè mai il mio contratto deve rimanere bloccato ancora (o magari essere rivisto al ribasso?) perchè il sig. Rossi, di cui mi piacerebbe conoscere il reddito, non paghi altre tasse?!? Io sono indignata e sinceramente allibita.