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SPY FINANZA/ La "febbre da trading" che può rovinare la Cina

Pubblicazione:sabato 27 giugno 2015

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In Cina ci sono 89 milioni di investitori con un conto titoli su una popolazione di 1,3 miliardi di persone, stando a dati della China Securities Depository anche Clearing dello scorso maggio, quindi solo un 7% di cittadini tratta azioni ma al 12 di giugno scorso solo sul 55% di quei conti c'erano realmente titoli in detenzione. Insomma, quando i costi degli immobili sono saliti troppo, i cinesi hanno abbandonato il loro assets preferito di investimento e si sono lanciati sul mercato, di fatto deprimendo la spesa per consumi perché si acquistano solo titoli. Lo conferma Shaun Rein, direttore dell'istituto demoscopico China Market Research, a detta del quale «invece che comprare una nuova macchina, molta gente ha deciso di prenderla in leasing per la prima volta per avere i soldi e continuare a investire». 

È il caso, riportato dal Wall Street Journal, della signora Xiaolin Zhang, casalinga di Shangai, che solitamente spendeva un terzo del suo budget comprando abiti e cosmetici su Taobao.com, il portale di e-commerce più grande del Paese. Ora, invece, investe in Borsa: «Fare trading è più divertente che navigare in cerca di occasioni su Taobao», ha dichiarato. Ma in un Paese che già vede la crescita dei salari reali rallentare continuamente, passando dal 9,8% del 2012 al 6,4% dello scorso anno, quando partono le margin calls, le varie signore Zhang rischiano di finire letteralmente in rovina, di farsi prendere dal panico del non professionista e di tramutare la proverbiale palla di neve in valanga. 

Spero di sbagliarmi, altrimenti a settembre ci sarà veramente materiale su cui scrivere. Ma necrologi finanziari. 



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