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CRISI GRECIA/ Il referendum "mette nei guai" l'Europa

Alexis Tsipras (Infophoto) Alexis Tsipras (Infophoto)

I greci si troverebbero in pieno caos monetario e politico. La perdita di valore della ricchezza è difficilmente calcolabile (secondo il Fmi almeno il 50%). Si dice che una nuova dracma svalutata darebbe impulso alle esportazioni. Ma quali? La Grecia non è l’Italia che ha una economia tirata dall’export, la bilancia con l’estero greca è strutturalmente in rosso. Senza contare l’impatto sui prezzi. L’Argentina che esporta soprattutto derrate agricole ha aumentato le vendite di soia in Cina. Ma oggi, a quindici anni dal default, nessuno è in grado di calcolare il suo livello d’inflazione e il Paese resta uno dei più scassati in un’America latina che, pur con alti e bassi, ha rialzato la testa.

Tsipras avrà rubli dalla Russia? Difficile che avvenga, in ogni caso non basteranno. Mentre ciò provocherebbe una frattura insanabile. C’è da chiedersi se Atene potrebbe restare nella Nato, mentre qualcuno già dubita che la Nato possa consentirlo. La storia greca, dalla guerra civile del 1946-49 al golpe dei colonnelli nel 1967, dimostra quanto sia delicata la collocazione geopolitica del Paese. Quel che sta accadendo a poche centinaia di miglia marine, cioè in Siria, giustifica ogni allarme: il collasso economico potrebbe trasformare la repubblica ellenica in un “non stato” tra Europa e Medio oriente.

Nei giorni scorsi si è fatta strada la voce che il governatore della banca centrale nazionale, Yannis Stoumaras, sarebbe pronto ad assumere le redini di un gabinetto d’emergenza sotto la tutela della Bce. Un golpe bianco modello 2011? I tempi sono cambiati, oggi i paesi della zona euro sono in condizioni migliori e possono assorbire l’urto, inoltre ci sono ammortizzatori che allora non esistevano ancora. Quindi le pressioni per una “soluzione dall’alto” sono minori. Il contagio ci sarà, di questo non c’è dubbio, ma senza provocare una crisi sistemica, giurano le autorità monetarie europee. Sarà vero? Incrociamo le dita, perché finora sono fallite tutte le previsioni sui comportamenti dei soggetti economici in fase di forte stress finanziario.

Si sente dire: se questi greci inaffidabili, imbroglioni, doppiogiochisti si togliessero dai piedi e venissero espulsi dal club, non sarebbe meglio per tutti? Per l’euro, per i singoli paesi, per l’Italia sempre nel mirino, per il futuro politico dell’Unione persino; un senso di sollievo farebbe lievitare le aspettative politiche ed economiche dell’Unione. È la vecchia teoria della mela marcia: per quanto piccola può infettare l’intero cesto; non c’è solidarietà né carità che tengano. È la stessa mentalità che spinse qualcuno, all’indomani del fallimento della Lehman Brothers, a esclamare: è stata una buona giornata per il capitalismo. Dopo sette anni il capitalismo occidentale non si è ancora ripreso. Complimenti!

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COMMENTI
28/06/2015 - default o rinascita greca (antonio petrina)

La mossa è ora nelle mani del presidente greco che, rifutando un referendum illegale per perdere tempo ulteriore , accetterebbe le dimissioni del governo e nominerebbe dei tecnici che varerebbero subito la riforma previdenziale ( Italy docet ) voluta dalla troika , così allontandando lo spettro del default !