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CRISI GRECIA/ 2. Così l'Italia può finire in "seconda classe"

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Cosa potrebbe avvenire nel resto dell’unione monetaria e dell’Ue? Ci sono state, negli ultimi cinquant’anni, unioni monetarie che hanno perso alcuni Stati membri, senza troppo soffrire (anzi guadagnandone in coesione), e secondo un percorso coordinato e controllato. Dato che ciò non è avvenuto per la Grecia, è importante che l’Eurogruppo e la Bce adottino le misure di difesa per impedire “contagi”. Ciò vuol dire utilizzare il Quantitative easing e le Outright monetary transactions per bloccare la speculazione internazionale ove essa si accanisse contro questo o quello Stato. Gli strumenti esistono; è il momento di applicarli con sangue freddo.

È anche essenziale dare prova che non si cambia strada: l’euro resta irreversibile e uno. Ossia occorre evitare la creazione di un “nocciolo duro” di Germania, Austria e Benelux (con l’aggiunta di alcuni neocomunitari come le Repubbliche Baltiche, la Repubblica Ceca, la Slovenia) con quell’euro “aureo” (di prima classe) di cui si parla da tempo, relegando i Paesi mediterranei (e forse la Francia) in un euro di “seconda classe” collegato con il primo tramite un tasso di cambio moderatamente flessibile. Sarebbe la fine del mercato unico e forse della stessa Ue.

Il “rapporto dei quattro Presidenti”, uscito in questi giorni, rappresenta una buona base (chiuso, o almeno accantonato, il problema greco che ha distratto l’Ue per troppo tempo) per ripartire sul binario giusto con politiche e strategie mirate a competitività e produttività. 

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