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FINANZA E POLITICA/ Renzi al bivio tra Berlusconi e Bersani

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

«Il Pd di Renzi non raggiungerà mai più il 40% dei consensi, anzi da questo momento sarà costretto a scegliere. Da un lato può adottare politiche economiche più simili a quelle di Bersani, fermarsi al 30% e formare una coalizione con gli altri partiti di centrosinistra. Dall’altra invece può adottare la linea del Berlusconi dei tempi migliori, diventare subalterno al centrodestra e assistere alla creazione di un nuovo partito alla sua sinistra». È l’analisi del professor Francesco Forte, ex ministro delle Finanze e per il Coordinamento delle politiche comunitarie. All’indomani del voto il premier ha dichiarato: “Nessuno si faccia illusioni: il governo non cade, io vado dritto fino al 2018 e non lascio Palazzo Chigi”.

 

Con questo voto gli elettori si sono espressi anche sulla politica economica del governo?

Questo voto è la sconfitta del populismo di Renzi, il quale ha cercato di guadagnare voti con una serie di elargizioni. Emblematici il bonus da 80 euro e il versamento delle pensioni il primo del mese. Per non menzionare il Tfr in busta paga, il presunto “tesoretto” e la flessibilità delle pensioni di cui si discute in questi giorni. Lo stesso discorso vale per l’esonero dai contributi dei contratti a tutele crescenti.

 

Quali sono state le conseguenze di queste scelte?

Queste politiche non solo non hanno generato crescita, ma non hanno funzionato neppure dal punto di vista elettorale. Le politiche di liberalizzazioni a metà, cui si sono aggiunte forme di redistribuzione, non sono state apprezzate dagli elettori cui ci si dovrebbe indirizzare. La sinistra rappresentata in Liguria da Luca Pastorino può anche avere sabotato Renzi, ma se le masse avessero gradito la politica economica del segretario, basata sul rifiuto della concertazione con i sindacati, lo avrebbero premiato al momento del voto. Mentre è evidente che non è stato così.

 

Ora che cosa succederà?

Dopo il voto in cui ha visto dimezzare i suoi consensi, passati dal 40% a poco più del 20%, Renzi deve scegliere se tornate alle ricette economiche della sinistra bersaniana o se riproporre le politiche del Berlusconi dei tempi migliori.

 

Nel primo caso quali sarebbero le conseguenze?

In questo caso il Pd si fermerebbe al 30%, riuscirebbe a erodere una parte dei consensi dell’M5S e a contenere l’astensionismo a sinistra. Da un punto di vista economico invece si produrrebbero una bassa crescita e un alto livello di tenuta sociale. Il Pd faticherebbe a restare il partito egemone e dovrebbe accettare di allearsi con un altro partito per formare un governo moderato insieme a una parte della sinistra.

 

E se invece Renzi adottasse le ricette economiche di Berlusconi?


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