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SPILLO/ Se il governo dell'euro passa dalla Troika a un nuovo Quartetto

Pubblicazione:mercoledì 3 giugno 2015 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 3 giugno 2015, 10.35

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Il governo greco (democraticamente eletto) può decidere quello che vuole: come domani anche altri governi europei, esprimendo l'orientamento dei rispettivi elettorati. Ma nessuno ha il diritto di mettere in discussione lo "stato di diritto" europeo. Chi vuole andarsene dopo esservi stato ammesso sbaglia, è colpa sua, mal gliene incolga.

Salvo colpi di scena, sarà questa - tutta o in parte - la nuova cornice politico-finanziaria dell'euro da stamattina. Forse i mercati ne saranno tranquillizzati nel breve periodo. Di certo il "pronunciamento di Berlino" è tutt'altro che distensivo per un Paese come l'Italia e per un governo come quello di Matteo Renzi, che ha assunto posizione dialettiche verso l'austerity europea.

Sabato il premier francese Manuel Valls era a Trento a duettare con Renzi al Festival dell'Economia. Ma le decisioni intanto maturavano a Berlino. E la loro quintessenza è: un Paese dell'Europa periferica resta nell'euro fino a che lo decide la Germania, sentita la Francia, avvertito il presidente della Bce e avendo il riguardo di tenere al corrente Washington (e Wall Street).

L'Italia - per ora concorrente industriale della Germania - non corre per questo rischi immediati di uscita dall'euro: ma solo perché non è conveniente per la Germania stessa. Ma le condizioni politico-economiche nella quale l'Italia pare destinata a sopravvivere saranno quelle che abbiamo conosciuto dal 2011 in poi: recessione meno-dieci dal 2008, ripresa zero-virgola-forse con disoccupazione galoppante (jobless, non Jobs-Act), politica di bilancio paralizzata, siostema bancario sotto schiaffo.

Forse adesso è più chiaro anche l'inatteso "allarmismo" pochi giorni fa lanciato dal ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan: "Se la Grecia esce, può accadere anche per altri paesi". Forse non era tutto "allarme": "Grexit" ("Brexit", "Itexit", ecc.) sono le prime giocate sul tavolo vero della ricostruzione ("distruzione creativa") dell'eurozona. Ed è comprensibile l'infinito attendismo tedesco: che logora, classicamente, paesi che peso politico e forza economica non ce l'hanno (più).

(Ps: se qualcuno non ha seguito ieri sera a Ballarò il duetto fra il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, e il direttore emerito del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli, lo cerchi sul sito Rai o su Youtube).



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