BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SPY FINANZA/ Banche e spread, il doppio pericolo per l'italia

Pubblicazione:mercoledì 3 giugno 2015 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 3 giugno 2015, 10.39

Infophoto Infophoto

Chi sta vendendo e quanto? Oltretutto proprio ieri Eurostat ha confermato che in maggio i prezzi nell'eurozona sono saliti su base annuale dello 0,3% contro le attese dello 0,2%, "grazie" all'aumento del costo degli alimentari e alla sparizione progressiva del risparmio sulla bolletta energetica grazie al calo del prezzo del petrolio: insomma, dopo cinque mesi di stagnazione, sale l'inflazione e questo, psicologicamente, potrebbe portare molti fondi a vedere un primo effetto concreto del Qe e, quindi, a ragionare sul fatto che non sia il caso di alleggerire ulteriormente il portafoglio obbligazionario esposto sui paesi periferici dell'Ue, andando front-running all'Eurotower. 

Inoltre, io temo che l'instabilità di governo che queste elezioni regionali hanno innescato potrebbe davvero rappresentare un rischio per il Paese (forse strumentale da parte di certi poteri forti per rendere il governo Renzi intoccabile sul profilo emergenziale, come fu quello di Monti), visto che la quota psicologica per un attacco in pieno stile è attorno a 250 punti base (ovvero la barriera del 3% di rendimento sul decennale) e che a oggi non sono gli acquisti della Bce ha tutelarci, bensì le clausole di salvaguardia poste dal governo sulla sua manovra finanziaria, ovvero in caso di deficit aumentano tasse e accise, non ultima l'Iva. Quella è la nostra unica polizza di assicurazione sui mercati e verso la Commisione Ue, nient'altro. 

E attenzione, perché all'orizzonte vedo una pericolosa dinamica che nel 2013 è stata disinnescata soltanto dall'intervento della Bce, ma che ora potrebbe tornare alla ribalta e con forza maggiore rispetto alle difese che l'Eurotower può mettere in campo, essendo già impegnata quasi all-in nel programma di Qe: eccola, ce la mostra il grafico a fondo pagina e penso che la ricorderete. Ci mostra, attraverso l'elaborazione di Diapason su dati Bloomberg, la comparazione tra crescita delle sofferenze bancarie italiane (linea nera) e spread tra Btp e Bund tedeschi (linea rossa), ultimamente molto basso e totalmente assente da scossoni, come accadde nel 2013. E proprio come due anni fa, negli ultimi giorni invece sia il nostro spread che quello portoghese e spagnolo, i cosiddetti "periferici", hanno conosciuto aumenti nell'ordine di una decine di punti base e il trend sembra proseguire. 

Come mai, tutta colpa la Grecia? O forse gli acquisti giapponesi sono rallentati? La Bce compra meno? O i fondi pensione spagnoli non possono più acquistare perché sono all-in al 100% nel debito del loro Paese? I giapponesi comprano, la Bce compra e i fondi pensione vendono perché questi due soggetti sono onnivori in ossequio al loro Qe. Ma qualcun altro sta vendendo, altrimenti non si spiegherebbe la dinamica in atto, al netto dei tremori da contagio del Grexit (il quale non si sostanzia soltanto a cavallo di una scadenza di pagamento, almeno per chi ha investito sul lungo o medio termine). 

Come vedete dal grafico, finora i due andamenti sono stati più o meno regolari, ovvero hanno conosciuto una medesima traiettoria. Poi, da metà del 2012, le traiettorie sono divenute nettamente divergenti: le sofferenze crescevano, lo spread si comprimeva grazie ai soldi della Bce che permettevano alle banche europee di comprare titoli di Stato, alla liquidità nel sistema e alle riserve della Fed per le filiali Usa delle banche europee che facevano lo stesso, alla promessa di Draghi di difendere l'euro a ogni costo, all'operazione di stimolo del Giappone, leva psicologica per portare tutti a comprare qualsiasi cosa, purché garantisse un rendimento e infine al Qe dell'Eurotower partito a marzo di quest'anno. 

 


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >