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SPY FINANZA/ Banche e spread, il doppio pericolo per l'italia

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Bene, senza questo doping a metà del 2013 lo spread italiano non sarebbe stato attorno ai 270 punti base com'era, ma, seguendo quella traiettoria tendenziale quasi sempre rispettata nel tempo, in area 615-620. Voleva dire dire default. Vuol dire che le nostre banche, che a fine marzo di quest'anno (dato Bankitalia) avevano in pancia la cifra record di 417 miliardi di titoli di Stato italiani, rischiano potenzialmente di dover scontare a bilancio perdite di valore di quei bond che possono portare al dimezzamento del prezzo pagato se la dinamica del 2013 tornerà oggi in azione. E sempre su dati di Bankitalia, scopriamo che a marzo il tasso di crescita delle sofferenze sui dodici mesi è risultato pari al 14,9%, rispetto al 15,3% di febbraio (il dato non è corretto per le cartolarizzazioni ma tiene conto delle discontinuità statistiche, specifica Bankitalia). In valore assoluto, i crediti "non-performing" risultavano a fine marzo a 189,519 miliardi di euro dai 187,257 del mese precedente, con un valore di realizzo stimato da Bankitalia a 80,912 miliardi (42,7%), dai precedenti 79,313 miliardi (42,4%). 

Insomma, sofferenze per 190 miliardi e detenzioni obbligazionario sopra i 400 miliardi: capite ora perché proprio Bankitalia sta facendo un pressing senza precedenti sul progetto della bad bank? Attenzione a quella dinamica in atto, è la più importante di tutti. È già tra due giorni, ovvero venerdì, potremmo avere il primo banco di prova, visto che in contemporanea cadranno il pagamento greco al Fmi, il nuovo dato sull'occupazione Usa e la riunione dell'Opec a Vienna per decidere sulla produzione di petrolio. 

Un combinato perfetto da "black Friday", quindi occhio al nostro spread: abbiamo ancora i prossimi 27 giorni - meno i festivi - di acquisti della Bce garantiti, poi arriverà la moria di emissioni di luglio e agosto e i rischi saliranno. Esponenzialmente. Matteo Renzi farebbe bene a bloccare le ferie a tutti i ministri ed emettere un'ordinanza in base alla quale il Parlamento resta aperto per ferie, con possibilità di richiamare deputati e senatori in ogni momento: sarà un'estate calda. E a palazzo Chigi e in via XX Settembre lo sanno bene. 

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