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CRISI GRECIA/ 2. Campiglio: un'uscita di Atene è la nostra fine

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Supponiamo che i greci con il referendum dicano sì al piano di austerità proposto dai creditori. La domanda è se questo sarebbe un esito dettato dalla loro autentica adesione alla visione europea o dalla paura. Io sono convinto del fatto che sarebbe dettato più dalla paura, e un’Europa che rimane in piedi solo grazie alla paura non è il futuro che noi tutti auspicheremmo.

 

E se i greci votassero no al piano?

In questo caso si aprirebbe una fase di grande disordine e turbolenza all’interno del Paese, ma nel lungo periodo la Grecia recupererebbe competitività e il turismo ne riceverebbe una spinta gigantesca. Ma il punto vero è che Atene tornasse alla dracma, l’euro incomincerebbe a morire. L’unica soluzione è dunque che la Grecia rimanga nell’Eurozona.

 

Se così non fosse, quali conseguenze potrebbero esserci per l’Italia?

I prossimi candidati a uscire dall’euro dopo la Grecia sono nell’ordine il Portogallo, l’Italia e la Spagna, in quanto sarebbero coinvolti a loro volta in meccanismi di contagio.

 

Perché ritiene che i rischi di contagio per l’Italia siano elevati?

Perché l’Italia ha un elevato indebitamento. Inoltre, la crescita c’è, ma non ha ancora quel vigore che sarebbe necessario per rientrare nei parametri Ue sul rapporto debito/Pil. Senza aiuti esterni, il nostro Paese non sarebbe in grado di resistere a ondate di speculazione internazionale.

 

È già successo in passato che l’Italia avesse problemi di questo tipo…

Oggi la situazione è in parte cambiata, ma dobbiamo evitare il rischio di una lenta disillusione da parte di mercati e dei consumatori nei confronti del futuro dell’economia italiana.

 

(Pietro Vernizzi)

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