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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Le ragioni per non aver paura della crisi greca

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Quindi, ripeto, non fatevi impressionare da indici in rosso e spread in rialzo (tanto più che, stando i dati macro dell'Italia, il nostro differenziale sotto quota 100 era solo frutto del Qe della Bce, non certo di Matteo Renzi e soci). C'è altro di cui preoccuparsi, invece, come vi dicevo sul finire della scorsa settimana. Ovvero, la Cina. Il cui mercato azionario, con il -3,3% dello Shanghai Composite di ieri, è ufficialmente in correzione sul suo indice principale, avendo toccato il -20% in due settimane dai massimi del 12 giugno scorso. Di più, quel mercato è talmente instabile e in bolla da aver vissuto ieri gli scostamenti intraday maggiori dal 1992, passando da -7,6% di minimo al massimo di +2,5%. Il tutto dopo che venerdì la Banca del Popolo aveva abbassato i tassi per la quarta volta in sette mesi e tagliato i requisiti di riserva obbligatoria per le banche, proprio per mantenere in vita il mega-rally dei corsi azionari. 

Il problema, come vi ho già detto, è che questi boom sono dovuti quasi esclusivamente al trading sul margin debt di clientela retail e non professionale, quindi molto impressionabile dai primi, netti cali e che tende a uscire in maniera disordinata e collettiva dal mercato, dando vita all'effetto palla di neve che rotolando diventa valanga. Per l'analista ed esperto di Cina, Paul Chan della Invesco, «il mercato è destinato a restare molto volatile nei prossimi giorni, nessuno sa quando toccherà il suo bottom». Attenzione, quindi, è della Cina di cui bisogna aver paura, non della Grecia. 

P.S.: E poi, se la situazione è tanto tragica, perché l'euro a mezz'ora dalla chiusura delle contrattazioni in Europa aveva già annullato le perdite sul dollaro e ora è scambiato a 1,11? Chi comprava col badile la moneta Ue, nonostante la narrativa la veda addirittura a rischio in caso di default greco e Grexit? Eccolo spiegato da questo grafico, la Banca centrale svizzera. Pensate che siano così stupidi da massacrarsi un'altra volta, dopo l'abbandono del cambio fisso e avendo a bilancio qualche decina di miliardi di titoli azionari, soprattutto europei?

 



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