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SPY FINANZA/ Le "balle" di Draghi sull'economia europea

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Forse Draghi è così ottimista perché pensando al suo Paese natale sa per certo che il governo Renzi farà partire e di gran carriera la bad bank? Troppo pessimista? Bene, guardate questi i grafici a fondo pagina, i quali ci mostrano che nonostante tutte le promesse e la narrativa delle ripresa (vedi il dato dopato del Pil francese del primo trimestre di quest'anno, roba da Fausto Tonna con baguette sottobracccio), il tasso di disoccupazione francese è cresciuto praticamente non stop per 4 anni e oggi ha toccato il suo record storico. Ma, come ci mostra il secondo grafico, chi se ne importa, l'indice CAC 40 va che è una meraviglia! Tornano in mente le parole di quel gran premio Nobel di Paul Krugman, pronunciate nel 2010: «La vera lezione che ci giunge dall'Europa è davvero il contrario di quanto proclamano i conservatori: l'Europa è un successo economico e questo successo ci dimostra che la socialdemocrazia funziona». Povero cristo, dev'essere dura affermare certe idiozie e fare anche finta di crederci. 

E guardate che il dato ufficiale francese è truccato anch'esso al ribasso, perché l'ultima invenzione transalpina - come testimoniato da uno splendido articolo del New York Times che trovate qui - sono le cosiddette "aziende Potenkin", ovvero ditte operative ovunque in Francia che hanno tutto di immaginario, dai clienti ai fornitori, dalle banche agli stessi stipendi dei dipendenti. Di fatto, un universo economico parallelo che nacque come parte di un elaborato percorso di training che per anni è servito per studenti e lavoratori disoccupati per prepararsi a una transizione verso differenti settori, quasi uno stage, ma che ora serve invece unicamente a mascherare l'allarmante crescita della disoccupazione di lungo termine nel Paese. 

Avete visto quante cose non vi dicono nelle conferenze stampa ufficiali? E finiamo con la pantomima delle pantomime, la Grecia. Come previsto, infatti, ieri gran parte delle domande dei cronisti sono state dedicate alla Grecia, impegnata in negoziati serratissimi con Ue e Fmi per uscire dallo stallo che dura ormai da tre mesi. La Bce, ha precisato Draghi, «vuole che la Grecia resti nell'euro, ma ci vuole un accordo forte che produca crescita, giustizia sociale ma anche sostenibilità di bilancio. La Bce - ha aggiunto Draghi - potrebbe considerare di aumentare il tetto alle emissioni a breve di titoli pubblici greci ma al momento non ci sono le condizioni perché il programma con la Grecia non è ancora stato chiuso». Scommettete che invece, oltre ad aumentare i fondi Ela per le banche greche, in tempi molto rapidi la Bce darà l'ok all'aumento delle emissioni di debito a breve termine? 

E sapete perché? Per due motivi. Primo, è l'unico canale di finanziamento che permetterà ad Atene di ripagare Fmi e Bce, alla faccia dell'economia greca a pezzi. Secondo, se vuole implementare il programma di Qe, presto Draghi avrà bisogno anche di bond greci da acquistare, facendoli tornare eligibili. È tutta un'enorme farsa, ma tranquilli, durerà ancora per poco. 


 

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