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SPY FINANZA/ Le "balle" di Draghi sull'economia europea

Pubblicazione:giovedì 4 giugno 2015

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Altra conferenza stampa, altra vagonata di balle da parte di Mario Draghi. Ma partiamo dalla fredda cronaca. La Bce ha lasciato i tassi d'interesse invariati al minimo storico dello 0,05% nell'area euro: come previsto il Consiglio direttivo della Banca centrale europea ha confermato i livelli attuali, che erano stati raggiunti con l'ultima variazione operata nel settembre del 2014, mentre il tasso sulle operazioni di rifinanziamento marginali resta allo 0,30% e quello sui depositi che le banche parcheggiano presso la Bce resta al -0,20%. E l'inflazione, quella che risalendo mese su mese sta facendo alleggerire i portafogli obbligazionari di molti fondi esposti sulla periferia Ue? 

La Bce ha rivisto al rialzo le stime di inflazione per l'Eurozona, un segnale che il massiccio piano di acquisto di titoli di Stato lanciato il 9 marzo starebbe funzionando. L'indice dei prezzi al consumo salirà dello 0,3% quest'anno, un dato che si confronta con lo 0 previsto in marzo dagli economisti dell'Eurotower. Invariate invece le stime di inflazione per il 2016 (+1,5%) e 2017 (+1,8%): sembra la Bank of Japan di inizio Abenomics, come stiano andando ora le cose lo sapete tutti. E via di Qe: «Il programma di quantitative easing della Bce sta funzionando e i suoi effetti si stanno dispiegando sull'economia», ha detto il presidente, Mario Draghi. «La Bce non intende cambiare il suo orientamento di politica monetaria. Manterremo il nostro piano e se necessario lo rivedremo al rialzo», ovvero il piano che oggi prevede l'acquisto di titoli di Stato al ritmo di 60 miliardi al mese fino al settembre 2016 ed eventualmente anche oltre, potrebbe aumentare di volume. 

E qui, scusate ma interrompo un attimo la cronaca e dico due parole. Già ieri (anticipare la Bce ormai è un gioco per infanti) avevo detto chiaramente che fino all'inizio dello scorso mese di maggio, la Bce aveva acquistato all'interno del suo programma di Qe soltanto 47 miliardi di bond governativi dell'eurozona (esclusi quelli greci), ma a un certo punto, come ricorderete, due vecchie volpi della speculazione come Gross e Gundlach definirono andare al ribasso sul Bund «lo short della vita». Detto fatto, il rendimento del decennale tedesco è passato da 0,1% a circa 0,8%, stabilizzandosi poi attorno allo 0,65%. Cosa era successo? Semplice, il membro del board della Bce, Benoit Coeure, il 18 maggio rese noto come, a causa della scarsa liquidità presente nei mesi estivi, l'Eurotower avrebbe implementato i propri acquisti di bond nei mesi di maggio e giugno. 

Ma prima di renderlo noto al mondo, lo disse in camera caritatis a un selezionato gruppo di gestori di hedge funds riuniti a porte chiuse: risultato, il Bund si è stabilizzato e l'euro/dollaro si è mosso sensibilmente al ribasso in favore della moneta unica Ue. Insomma, apparentemente un successo, perché ci si è garantiti ancora spazio di operatività e si è schiantato sul nascere un attacco speculativo (un po' farlocco, a dire il vero). 

L'altro giorno, però, la Bce ha reso noti i dati ufficiali relativi agli acquisti del mese di maggio. Bene, nel mese appena trascorso gli acquisti sono cresciuti dell'8% a oltre 51 miliardi di controvalore rispetto alla media precedente di 47 miliardi: a guidare l'aumento i titoli tedeschi (+8,9%), quelli francesi (+10%), quelli italiani (+7,4%) e quelli spagnoli (+8%). Ma come appare ovvio per le dinamiche che vi ho già spiegato, l'aumento degli acquisti rispetto alla linea di trend è coinciso anche con l'abbassamento della maturity media delle securities acquistate, visto che la scadenza media (sempre ricordando che i bond greci non sono acquistati) è scesa a 8,07 anni dagli 8,25 anni di aprile e dagli 8,56 anni di marzo. Insomma, come vi ho già detto e dimostrato recentemente, la Bce è andata all-in perché maggio è il mese dell'anno con il tasso più alto di emissioni nette, mentre giugno sarà abbastanza misto e luglio sarà decisamente orribile, con il tasso netto di emissioni che sarà il più negativo nella storia recente europea. Insomma, si compra tutto quando c'è, anche abbassando la maturity della carta che si acquista. 


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