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FINANZA/ Dall'euro un "pericolo" per la ripresa italiana

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Nel frattempo, le circostanze suggeriscono che, superata l'emergenza, l'euro non abbia margini per superare stabilmente quota 1,15 sul dollaro, ma che, al contrario, sia probabile che la moneta possa arretrare di nuovo. Meglio, insomma, fare adesso il pieno di valuta Usa per le prossime vacanze shopping a New York o per una puntata a Miami. Chi invece non vuole (o, più facile, non può) concedersi la meritata sosta, si appresti a sfruttare, con le azioni e i bond, il possibile rally delle azioni stimolate dalla ripresa dell'export, nel caso la moneta europea torni ad avvicinarsi al dollaro, una volta rientrate quelle "motivazioni tecniche" citate da Draghi per spiegare (assieme al rilancio dell'economia e alla ripresa dell'inflazione) l'impennata dei tassi tedeschi e, di riflesso, della moneta.

Quali sono le "motivazioni tecniche"? Nei mesi scorsi i grandi operatori anglosassoni (ma anche giapponesi ed europei) hanno approfittato della liquidità in euro iniettata dal Qe nella finanza del Vecchio continente procedendo a un forte indebitamento nella valuta comune. Niente di meglio, insomma, che indebitarsi a costo quasi zero (o addirittura sotto zero in Nord Europa) per investire in asset più solidi in giro per il mondo, secondo un copione, quello del carry trade, già sperimentato in Usa e Giappone. Oggi, il fenomeno sembra in via di esaurimento. Anzi, si è innescato il trend opposto: la Bce continua a comprare al ritmo di 60 miliardi al mese (anche di più a giugno), ma i bonds scendono, segno che gli investitori stanno abbandonando il mercato obbligazionario europeo, restituendo i prestiti nella valuta Ue e così favorendo la salita dell'euro. 

È il segnale che, come ha detto Draghi, "il Qe sta funzionando", in quanto spinge masse monetarie fuori dai bonds verso altri lidi, siano essi credito, azionario, immobiliare, investimenti produttivi, o fuori l'area europea. Com'è bene che accada perché la ripresa dell'economia, in una congiuntura economica globale che resta debole, non può permettersi un euro troppo forte. 

A partire dall'Italia: finita la stagione del costo del denaro quasi a zero lo Stato e le aziende devono attrezzarsi per una stagione in cui il credito, più abbondante, sarà comunque più caro, sostenibile solo se le imprese torneranno a produrre profitti. Le cose, insomma, vanno meglio, ma l'economia italiana, finita la lunga degenza, deve dimostrare di poter camminare da sola. 



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