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FINANZA/ Dall'euro un "pericolo" per la ripresa italiana

Pubblicazione:venerdì 5 giugno 2015

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Partiamo da un assunto ipotetico: l'accordo con la Grecia, dopo tante nuove emozioni e colpi di scena, si farà. Magari imperfetto, ben lontano dalla strong determination invocata da Mario Draghi. Ma si farà. Una volta tanto rifiutiamo, facendo gli scongiuri, l'allarme di Paul Krugman che fa un sinistro parallelo tra Sarajevo 1914 e Atene 2015. Angela Merkel, nonostante la pessima immagine di cui gode tra i vari populismi europei, non assomiglia affatto al kaiser Guglielmo. Dall'altra parte, è ormai evidente che il continuo annuncio da parte greca di una soluzione imminente nei negoziati in corso con i creditori fa parte della tattica ellenica. Tutto è pronto, viene detto da mesi. In questo modo, a livello quasi subliminale, la Grecia cerca di spiazzare gli interlocutori e di far passare l'idea che i cattivi sono gli altri.

Ma quali lezioni si possono trarre dall'ennesima, interminabile trattativa, sempre più simile alla tela di Penelope? E come interpretare le indicazioni dei mercati sui tassi e sull'euro? Per quanto riguarda le Borse la risposta è facile: nel caso di happy end saranno loro a trarne il beneficio maggiore. Ma come interpretare il balzo in avanti dell'euro e dei tassi di interesse tedeschi? Fino a che punto i mercati saranno in grado di reggere allo stress? Ultima domanda, ben più importante: le tensioni politiche e finanziarie possono vanificare i risultati del Quantitative easing proprio ora che stanno arrivando i primi frutti?

Proviamo a interrogare, con tutti i limiti del caso, la sfera di cristallo partendo da alcuni dati di fatto. Tanto per cominciare, comunque finisca la partita, la crisi greca ha dimostrato ancora una volta la debolezza strutturale dell'Unione europea. La minaccia, credibile, del Grexit ha confermato che la moneta unica resta un accordo tra governi, non tra Stati, simile al "peg" con il dollaro di alcune economie asiatiche e sudamericane. Qualcosa che potrebbe rompersi come andò in frantumi la parità tra dollaro e austral argentino meno di vent'anni fa: per uscire dall'euro, è il segnale sinistro, bastano un decreto nel cuore della notte e una rotativa che stampi nuove banconote.

La moneta unica, del resto, è oggi out of love in buona parte dell'Unione. In realtà, come dimostrano i sondaggi greci, i benefici dell'euro sono ormai ben compresi dalla maggioranza dei cittadini. Ma la valuta rischia anche di pagare il prezzo della disaffezione dei cittadini verso 19 governi sempre più instabili e sottoposti al fuoco di fila di Podemos, del nazionalismo rampante nell'est del continente, del lepenismo piuttosto che dell'ostilità di M5S e Lega Nord in Italia. È una comunità ingessata, che ha bisogno di urgente revisione di regole e di obiettivi. Oltre che, come ha sottolineato Draghi, di una cultura condivisa in materia di flessibilità, materia che non riguarda solo le regole del lavoro. 


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