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RIPRESA?/ Bagnai: ecco i numeri scomodi su Pil e occupazione

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Le riforme non servono a ottenere maggior crescita. Lo scrivono nei loro lavori scientifici gli stessi studiosi che ce le consigliano come Francesco Giavazzi, editorialista del Corriere, e Olivier Blanchard, capo economista del Fondo Monetario. In un loro studio si dimostra che il calo della quota salari nei Paesi europei, e in particolare in Italia, è determinato proprio dalle riforme che dal 1997 in poi hanno liberalizzato il mercato del lavoro. Si afferma anche che nel breve periodo le riforme creano più disoccupazione e meno salario.

 

Questi effetti negativi sono prodotti solo nel breve termine o anche nel lungo?

Nel lungo periodo si può discutere. Mi domando però quanto sia coscienzioso come economista chi propone scientemente una politica che nell’immediato aggrava la situazione, proprio mentre ci troviamo in una situazione di emergenza perché c’è una forte crisi di domanda. Le stesse persone che nei loro lavori scientifici definiscono come nefaste determinate ricette, poi di fronte all’opinione pubblica dicono che le stesse ricette devono assolutamente essere applicate. Con effetti addirittura paradossali…

 

Quali?

L'altro giorno, intervenendo ad Agorà su Raitre, un responsabile di Confcommercio ha detto: “In Italia i salari reali sono troppo alti ed è necessario tagliarli”. Detto da un rappresentante dei commercianti è assurdo, in quanto in Italia abbiamo un problema di consumi e un taglio dei redditi disponibili li ridurrebbe ulteriormente.

 

Da dove vengono queste teorie che lei definisce assurde?

Il problema è che per ripristinare una situazione di equilibrio nei conti all’interno dell’area euro, se non si può contare sulla rivalutazione nei Paesi forti bisogna farlo grazie al taglio dei salari nei Paesi deboli.

 

È d’accordo con la Costituzione di una bad bank italiana per risolvere i problemi dei clienti in sofferenza?

Quello dei crediti in sofferenza non è un problema nuovo, ma un bubbone che è stato lasciato crescere. Il dibattito sulla bad bank invece non è ancora iniziato, ma si tratta di proposte sotterranee. Il problema è sempre quello di capire chi ci mette i soldi e in che modo questo progetto si rifletterà sulle tasche del contribuente. Nel momento in cui queste proposte sono avanzate al di fuori di un dibattito serio e trasparente, personalmente mi preoccupo.

 

(Pietro Vernizzi)



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