BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

CRISI GRECIA/ Così i guai di Atene possono aumentare le tasse degli italiani

Per OSCAR GIANNINO, l’uscita contrattata della Grecia dall’euro è l’unica alternativa a una crisi sempre più grave che sta già colpendo l’Italia e che si ripercuoterà sui nostri contribuenti

Yanis Varoufakis (Infophoto) Yanis Varoufakis (Infophoto)

«L’uscita contrattata della Grecia dall’euro è l’unica alternativa a una crisi sempre più grave che sta già colpendo l’Italia, e che se andiamo avanti così si ripercuoterà sui nostri contribuenti con tasse ancora più alte». «Il Governo italiano deve fare la sua parte e non aspettare il corso degli eventi». Lo evidenzia Oscar Giannino, giornalista economico, a proposito degli ultimi sviluppi del caso greco. Atene ha deciso di rimandare il pagamento dovuto al Fondo monetario a fine mese. Il ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, ha auspicato un intervento risolutivo della Cancelliera tedesca, Angela Merkel. Varoufakis ha chiesto espressamente alla Merkel un “discorso della speranza” per segnare una “rottura con gli ultimi cinque anni di nuovi prestiti”.

 

Quanto può andare avanti questo tira e molla tra Atene e Bruxelles?

Tsipras ha vinto le elezioni a gennaio dicendo che tutto il debito pubblico greco in mano all’Europa andava sottoposto alla stessa cura cui nel 2012 si sottopose il debito in mano ai privati, cioè con un abbattimento di quasi il 60%. Personalmente non ho mai creduto che il leader di Syriza potesse cambiare idea.

 

Che cos’ha in mente Tsipras?

La scommessa del governo greco è che in ogni caso l’Europa non si può permettere di consentire l’uscita dall’euro a un Paese membro. Se facesse questo, l’Eurozona accetterebbe infatti di derogare all’immutabilità dell’euro in cui si entra ma non si esce.

 

Quali sono state finora le conseguenze di questo stallo?

Il primo risultato ottenuto dalla Grecia è stato quello di rendere manifesto il contrasto tra Fmi e Ue. Per il Fondo monetario internazionale è inutile prestare altri soldi ad Atene perché tanto non li restituirà. Per Bruxelles invece i greci alla fine accetteranno un accordo minimamente coerente con il piano dei pagamenti pluridecennali.

 

Chi ha ragione, il Fmi o l’Ue?

Ha ragione il Fondo monetario. La Grecia sta facendo capire in tutti i modi, malgrado i 400 miliardi di aiuti, che non intende cambiare il modello con cui Tsipras ha vinto le elezioni. Invece di dare altri aiuti e credere a programmi che poi non stanno in piedi, bisognerebbe mettere mano alla redazione di clausole per l’uscita contrattata dall’euro.

 

Che cosa accadrà?

La situazione della Grecia mette le grandi cancellerie europee di fronte a una scelta. L’opzione più seria dovrebbe essere quella di rinunciare all’intangibilità dell’appartenenza all’euro. Se uno vuole restare nell’unione monetaria non riconoscendosi nelle regole, è fisiologico che se ne vada. Il punto è che la Grecia con questa guida politica non riconosce un modello di perseguimento della produttività.

 

Quali dovrebbero essere i capisaldi di questo piano per la Grecia?