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FINANZA/ Tasi, Imu, Irpef: le tasse di Renzi portano l'Italia in bancarotta

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

L'Italia ha avuto una reazione "omeostatica" alla crisi, sostiene il Censis, che ne ha ammortizzato l'urto grazie al welfare pubblico (efficace soprattutto la cassa integrazione) e privato (la famiglia, i risparmi e i patrimoni). Ma adesso questo stesso atteggiamento "rende più difficile volare sulle ali della ripresa". A meno che il governo non intervenga con misure volte a stimolare la domanda. È evidente che esse debbono passare attraverso un alleggerimento del carico tributario, a cominciare da quello sul lavoro e sulle imprese, più pesante che in altri paesi europei, e a stimoli per gli investimenti. Dunque, una politica fiscale attiva, anche se l'Ocse colloca l'Italia nella linea rossa dei paesi che non hanno margini di manovra dal lato del bilancio statale. 

Superare l'ostacolo non è facile. Bisognerebbe mettere mano alla spesa pubblica, perché finora così non è stato. Dal 2007 al 2014 si sono ridotte (e in modo drastico) solo le spese in conto capitale, mentre sono addirittura aumentate quelle correnti, in particolare i trasferimenti assistenziali, come sostiene Massimo Bordignon. E tra la spesa corrente, è cresciuta in modo particolare quella per le pensioni. Sì, nonostante il gran gridare contro i tagli e la macelleria sociale, nonostante le convinzioni della Corte costituzionale, la scabra realtà dei numeri smentisce la propaganda politica e l formalismo giuridici. Del resto, non si capirebbe altrimenti quella "omeostasi" della quale parla il Censis.

Tagliare la spesa pubblica significa comprimere la domanda interna, quindi è contraddittorio con l'obiettivo di uscire dalla crisi e sostenere la ripresa. Tuttavia farlo a scapito degli investimenti vuol dire distruggere il capitale collettivo e aumentare le tasse deprime la crescita e i redditi, al contrario di un calo parallelo delle entrate e delle uscite, in particolare quelle improduttive. Quanto grasso c'è nel voce beni e servizi è ormai noto, lo hanno stimato Giarda, Bondi, Cottarelli, chiunque abbia analizzato il bilancio pubblico; sono decine e decine di miliardi senza intaccare i servizi essenziali, eppure mai nessuno è stato autorizzato a metterci mano, come dimostra il fallimento di ogni spending review. 

Matteo Renzi dopo l'esito elettorale ha bisogno di una ripartenza. Per quel che se ne sa, non passerà attraverso una riduzione fiscale. Vuole accelerare le riforme (giustizia civile e scuola sono le due priorità), lasciando che il vento della congiuntura internazionale prima o poi gonfi anche le nostre vele. Il Censis dice che quella italiana è stata e resta una "economia in galleggiamento". A quanto pare anche la politica economica galleggia. La nave imbarca acqua, ma non affonda. Bene. Però non naviga, non ha una direzione chiara e il fin qui baldanzoso timoniere rischia di perdere la bussola.



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