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SPY FINANZA/ Le "scommesse" dei mercati sulle banche centrali

Pubblicazione:sabato 6 giugno 2015

Janet Yellen (Infophoto) Janet Yellen (Infophoto)

Di più, il numero di lavoratori a tempo pieno è salito di 630mila unità a maggio, con il conseguente crollo dei lavori part-time, ma rimane ancora di mezzo milione più basso rispetto al picco pre-crisi del novembre 2007 a quota 121,4 milioni contro 121,9 milioni. Insomma, i dati si prestano sempre a duplici letture. Però c'è anche un lato positivo della faccenda, ovvero utilizzare l'aumento dei tassi - un quarto di punto, in fondo - per attivare una correzione controllata che, in autunno, insieme a un peggioramento ulteriore dei dati macro, potrebbe spianare la strada al Qe4, ovvero alla certificazione di un mercato a pianificazione centrale che garantisca liquidità infinita, eliminando di fatto il concetto di mark-to-market e fair value. 

Al riguardo, l'altro giorno non il sottoscritto ma Ubs ha lanciato una provocazione. E se ci fosse un Qe eterno? Un'ipotesi che per ora sembra lontana dalla realtà, ma che non si può escludere a priori. Nella nota mensile, Mark Haefele, Global Chief Investment Officer di Ubs Wealth Management, parte da un assunto. «Dalla crisi finanziaria, la Federal Reserve statunitense, la Bank of England, la Bank of Japan e la Banca centrale europea hanno stampato moneta per un importo totale equivalente a 5.700 miliardi di dollari, sufficiente a costruire con biglietti da 100 dollari un'autostrada a sei corsie che fa due giri intorno al mondo». Queste politiche hanno favorito gli attivi rischiosi e gli investitori si aspettano che proseguano ulteriormente. Ma «i massimi esponenti della Bce e della Fed, Mario Draghi e Janet Yellen, ci hanno recentemente ricordato che occorre monitorare attentamente i possibili pericoli derivanti dal Qe», avverte Haefele. Lo scenario di base di Ubs Wealth Management resta incentrato su una ripresa economica pressoché perfetta, caratterizzata da un'inflazione contenuta, una progressiva accelerazione della crescita e modesti aumenti salariali, che consentirà alle autorità monetarie di mantenere le attuali politiche accomodanti, per poi ritirarle gradualmente. 

In questa ipotesi la Fed comincerà ad alzare i tassi a settembre. «Questo contesto dovrebbe fornire sostegno agli attivi rischiosi come le azioni e le obbligazioni societarie high yield. Ma accanto al nostro scenario di base corrono due strade più tortuose, quelle di un tightening tantrum o un Qe eterno», sottolinea il money manager di Ubs. «La nostra fiducia nello scenario di base potrebbe diminuire se i dati dimostrassero che la Fed non riuscirà a mantenere sotto controllo l'inflazione. In questo caso i tassi d'interesse verrebbero alzati più rapidamente del previsto e potrebbe quindi materializzarsi un tightening tantrum, un'eccessiva reazione negativa dei mercati alla stretta monetaria, in grado di scatenare pesanti ribassi dei mercati azionari e obbligazionari, analoghi a quelli avvenuti a metà 2013 a fronte dei primi segnali di riduzione del Qe, il taper tantrum», prosegue il gestore. 


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