BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SPY FINANZA/ Le "scommesse" dei mercati sulle banche centrali

Janet Yellen (Infophoto) Janet Yellen (Infophoto)

Un altro possibile scenario negativo è che gli stimoli attuati non riescano a generare una crescita sufficiente. «Anche in un'economia flessibile come quella statunitense, vi è una probabilità non trascurabile che l'autorità monetaria sia costretta a effettuare un nuovo allentamento. Per la terza volta consecutiva, gli Stati Uniti hanno accusato una battuta d'arresto poco dopo la fine di una tornata di Qe4. In economie strutturalmente più fragili come l'Eurozona, vi è un rischio ancora maggiore che il Qe non basti a stimolare una crescita sufficiente e debba quindi proseguire in eterno. Il Giappone è un esempio concreto di questa dinamica», dice Haefele. In assenza di un recupero duraturo della crescita, «la Bce potrebbe essere costretta a proseguire ulteriormente il Qe. Nel breve periodo non si tratta necessariamente di uno scenario sfavorevole per i mercati azionari: le politiche monetarie non convenzionali hanno contribuito a sostenere questi listini negli ultimi sei anni e continueranno a esercitare un notevole impatto. Tuttavia, più verrà protratto il Qe, maggiori sono le probabilità che abbia conseguenze negative, come la speculazione, la leva eccessiva e le disuguaglianze», spiega ancora il gestore. 

In ogni caso, visto che a prevalere è lo scenario di base, a livello di asset allocation, Haefele conferma per ora i sovrappesi nei titoli rischiosi quali azioni e obbligazioni societarie high yield e «deteniamo la maggiore sovraesposizione nei mercati azionari dell'Eurozona. Questo comparto dovrebbe continuare a beneficiare delle politiche della Bce, che si attesta come la banca centrale più intenzionata a mantenere la rotta dell'attuale programma di Qe». 

Che ne dite, non vi pare una logica che ha un senso? Tanto più che i mercati ieri hanno reagito male al dato Usa, ma non certo crollando, oltretutto digerendo in maniera più che normale il fatto che l'Opec manterrà inalterata la produzione di petrolio a 30 milioni di barili al giorno (addirittura il prezzo del petrolio, sia Brent che Wti, è salito!) e che la Grecia non abbia pagato il debito verso il Fmi, spostando la scadenza al 30 giugno. Non era mai successo che un Paese debitore non onorasse la scadenza, eppure è accaduto: ma questo non dovrebbe far scattare le clausole dei cds sul debito ellenico? Formalmente sì, ma in questo mercato in mano alle Banche centrali, oramai, non ci sono più regole e vale tutto. 

Vedrete che andrà a finire come vi dico io e lo scenario delineato da Ubs si svelerà meno fantascientifico di quanto sembri.

© Riproduzione Riservata.